giovedì, 29 settembre 2005

Tim Burton è un genio, lo sapevo. Sono anni che lo venero, ma ora siamo nell’ordine del miracolo: solo lui poteva dare una forma così perfetta e coerentemente visionaria a quel “Charlie e la Fabbrica di Cioccolata” che da bambino ho letto e riletto senza mai stancarmi. Burton ne ha fatto un film colorato, rutilante, eccessivo e allo stesso tempo delicato( senza scivolare nel patetico), crudele (senza gratuità), ironico (ma non dissacrante). Sono uscito dal cinema incantato e sorridente… con una gran voglia di cioccolato, accidenti. Ma a questo ha rimediato il signor Toblerone “Swiss dark chocolate with honey and almond nougat”. E per un attimo quasi quasi mi sentivo felice…


Un piccolo pensiero di Baggins | 18:22 | commenti (7)

lunedì, 26 settembre 2005

Stanco, sì. E un po' demoralizzato.
Sembra di essere di nuovo all'inizio: la mamma in rianimazione, praticamente incosciente, piena di tubi, cateteri, fili e macchinari che lampeggiano... i medici preoccupati e io e mio papà con tutta l'angoscia e l'inquietudine di quelle lontane prime settimane...
L'unica cosa da fare è cercare di reagire, di essere forte. Me ne andrò a fare due passi. Magari mi regalerò qualche pezzo della nuova collezione della Schleich... sono bellissimi e chissà che non mi facciano tornare il sorriso


Un piccolo pensiero di Baggins | 13:30 | commenti (7)

sabato, 24 settembre 2005

Stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco, stanco...
Cioè, non so se rendo l’idea...


Un piccolo pensiero di Baggins | 17:43 | commenti (5)

mercoledì, 21 settembre 2005

E come spesso accade con le lunghe degenze, si fanno due passi avanti ed uno indietro. Erano alcuni giorni che la mamma non stava bene: era inapetente, stanca, a tratti confusa. Ieri una specie di crollo… e così dal reparto di riabilitazione è tornata in rianimazione perché necessita di terapia intensiva. Ha un batterio da lunga degenza che le ha causato un’insidiosa polmonite e dei parametri da riequilibrare. I dottori della rianimazione la conoscono, le vogliono bene e sono un’equipe davvero eccezionale: sappiamo che è in buone mani, le migliori. Ma rientrare in quel reparto ieri sera ha fatto riaffiorare le emozioni dell’inizio, quando ad aprile ho trovato la mamma incosciente in quel letto… lo stesso letto, gli stessi neon, gli stessi macchinari che suonano e lampeggiano, la stessa atmosfera irreale… e di colpo m’ha preso un nodo alla gola e un senso di angoscia, di impotenza, di paura. Ho trascorso una notte lunga e cupa, di brutti pensieri e ricordi ancora più brutti. Stamattina va un po’ meglio. Si ricomincia, allora…

Un piccolo pensiero di Baggins | 10:06 | commenti (15)

lunedì, 19 settembre 2005

Ho scoperto che a Brescia dal 3 ottobre si terrà un corso di lingua ebraica (della durata di 30 settimane). Ho studiato ebraico per un semestre, anni fa, e l’ho trovato affascinante. Difficilissimo, certo, ma bello, intenso, profondamente espressivo e ricco di sfumature. E poi amo da sempre la cultura ebraica. Mi piacerebbe iscrivermi a questo corso, domani telefonerò per informarmi e chissà… potrebbe essere il primo passo di quella conversione all’ebraismo che mi prometto da anni, ma non attuo mai per pigrizia…

Un piccolo pensiero di Baggins | 18:37 | commenti (4)

sabato, 17 settembre 2005

Detesto, per non dire “odio” chi viene in ospedale a trovare mia mamma e a metà visita mi guarda con sguardo pseudo amorevole e morbosamente bigotto e sfoderando la migliore espressione della serie “io della vita ho capito tutto” se ne esce con frasi tipo: «Caro, devi pensare alla tua vita, non puoi stare qui a badare ai tuoi genitori. Sei giovane, hai tutta la vita davanti» o simili che cambiano nella forma, ma non nella sostanza. Al che mi limito sempre a sorridere e cercando in tutti i modi di non far trapelare la furia omicida che mi monta dentro sibilo un: «Questa è una situazione temporanea, non appena la mamma tornerà a casa io riprenderò a vivere a Padova». Ma mi chiedo, ‘sta gente parla solo perché ha un orifizio? Ripetendo frasi fatte prese da “Beautiful” o da Maria De Filippi sperano di dimostrare di avere un quoziente intellettivo superiore a quello di una lucertola? Non so… cosa pensano che possa fare? Lasciare mia mamma in un letto d’ospedale e mio papà a casa solo che a malapena si sa fare un caffè e dire: «Ciao a tutti, ho la mia vita da portare avanti, voi statemi bene e mandatemi notizie»?! Certo, è una situazione difficile, ho temporaneamente lasciato il mio lavoro, la mia casa, la mia città, i miei amici… ma ora come ora non vorrei essere da nessuna altra parte! E non perché voglia fare l’eroe o il martire, ma perché i miei genitori sono la mia famiglia e vengono prima di ogni altra cosa. Loro hanno fatto tutto per me, senza mai risparmiarsi e io dove dovrei essere ora che hanno veramente bisogno? Dato che ne ho la possibilità voglio stare qui e condividere questo momento di difficoltà e di dolore. E più avanti, spero, condividerò la gioia del recupero, della ripresa. Non c’è la vita di “prima” e quella del “dopo”. Non c’è la vita a Brescia e quella a Padova. C’è un’unica vita, ed è quella che giorno dopo giorno si srotola davanti a me. A me è chiesto solo di percorrerla, mettendoci me stesso, mettendoci tutte le mie energie, la mia forza, quel poco amore di cui sono capace. Non dico che sia bello né facile e sicuramente se potessi scegliere mai e poi mai mi ritroverei in questa situazione. Ma ci sono, ed è la mia vita oggi.
Ma per voi care signore ingioiellate che venite a trovare mia mamma in ospedale solo perché il parroco vi ha suggerito che visitare gli ammalati è un’opera di misericordia corporale che equivale ad una scorciatoia per il paradiso, per voi che portate a mia mamma foto del papa in splendide cornici d’argento raccomandando di «pregare tanto, che la fede risolve tutto», per voi questo è sicuramente un discorso troppo difficile.

Un piccolo pensiero di Baggins | 17:39 | commenti (11)

giovedì, 15 settembre 2005

Lo so, è buffo a dirsi, ma stanotte ho dormito nel mio letto, anche se non sono nella mia casa.
Cerco di spiegarmi: sono andato via di casa (casa dei miei genitori, intendo) molto presto, non avevo ancora compiuto i 21 anni, il che vuol dire che sono ormai più di 13 anni che vivo solo. Quando sono andato via mia mamma ha giustamente pensato che era inutile tenere una stanza adibita a cameretta per me che dormo qui 3 volte l’anno… così ha smantellato tutto, dai poster di Kylie Minogue ai mobili e ha trasformato la stanza in uno studiolo con dei mobili antichi molto belli. In questi anni ogni volta che venivo a Brescia dormivo nella mia “nuova” stanza su uno splendido divano antico, che è una gioia per gli occhi, un po’ meno per la schiena… tanto bello quanto scomodo, insomma. Dormirci 4/5 notti non crea particolari problemi, ma dormirci per 5 mesi consecutivi, come ho fatto ultimamente, cominciava ad essere veramente “provante”, per non dire massacrante. Ieri, così, ho portato da Padova il letto per gli ospiti che tengo a casa: un bel letto pieghevole con le doghe e un materasso “serio” di 20 centimetri di spessore. E finalmente ho dormito bene. Sento che questo cambiamento migliorerà sensibilmente la mia presenza prolungata qui a Brescia…

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 08:33 | commenti (5)

mercoledì, 14 settembre 2005

Così tra qualche minuto salirò in macchina e tornerò a Brescia. Ho un po’ ricaricato le batterie, mi sono riposato, ho goduto della compagnia dei miei amici… sono riuscito anche a partecipare ad un Meet Up del gruppo locale del Book Crossing! E ho camminato tanto per le via e le piazze che mi sono familiari, ho respirato questa piccola città che sento tanto mia, tanto simile a me. Tutto senza rimpianti, senza malinconia, senza tristezza. Il momento che sto vivendo, per quanto difficile, mi sta dando una consapevolezza nuova e mi fa apprezzare fino in fondo ciò che ho, le scelte che ho fatto, le persone che nonostante tutto hanno scelto di essermi amiche. Questi giorni sono stati, così, un lungo respiro che mi ha purificato. E ora riparto. In autostrada mi farà compagnia l’Umplugged di Alanis Morissette e viaggerò con la serenità di chi ritorna a casa, non con la tristezza di chi va in esilio. Via, via, si parte…

Un piccolo pensiero di Baggins | 07:15 | commenti (7)

lunedì, 12 settembre 2005

2 giorni a Padova per riposarmi un po’, vedere qualche amico e sbrigare commissioni che non possono attendere… Ritrovo i miei spazi, mi adagio in angoli a me familiari, mi riapproprio per qualche ora dei miei ritmi, di una serata pigra sul divano, di un lento risveglio. E stamattina prendo la bici e pedalo per la città, la mia città. L’aria è fresca, frizzante, il cielo di un azzurro sorprendente. Pedalo. E mi pare così naturale, come se in questi mesi non avessi fatto altro. Pedalo, respiro e sorrido…

Un piccolo pensiero di Baggins | 11:37 | commenti (10)

venerdì, 09 settembre 2005

Ieri pomeriggio, mentre in ospedale aspettavo che la mamma finisse una sessione di fisioterapia, leggevo “La ragazza blu” di Susan Vreeland (libro che tra l’altro ho trovato incantevole e che suggerisco vivamente a chi ha amato “La ragazza con l’orecchino di perla” o apprezza lo stile particolare della Chevalier). E mi ha colpito una frase:
“L’amore è una costruzione inconsapevole fatta di straordinaria normalità”

L’ho trovata carica di saggezza, di affettuoso realismo, di tenero senso pratico e, in fine, molto sincera. Pensavo ai miei genitori, a come la loro “straordinaria normalità” li stia aiutando a vivere questo momento così difficile. Pensavo a tutte le coppie che ho incontrato in questi mesi tra i vari reparti d’ospedale… coppie sostenute da una dedizione reciproca fatta non di grandi cose, ma di una quotidianità costruita pazientemente negli anni.
E nonostante il mio cinismo, sento di aver imparato qualcosa. Forse ho intuito che il vero amore è ben oltre tante smancerie, tante effimere passioni, tanta patinata pubblicità… ed è sinceramente, profondamente bello.

Un piccolo pensiero di Baggins | 10:33 | commenti (8)

mercoledì, 07 settembre 2005

Com’è che continuo ad incontrare in giro Fabio Volo? Vabbè, sarà pure di Brescia, ma ogni 3, 4 giorni me lo ritrovo davanti! Stasera ero al piccolo supermercato vicino a casa a prendere mele, banane e un po’ di insalata (e un sacchetto di Fonzies, lo ammetto. Nulla ha la capacità di risollevarmi il morale come i grassi insaturi ) e lui era lì per le corsie che cercava il purè in scatola. Siamo arrivati alla cassa nello stesso momento e l’avrei anche lasciato passare, dato che aveva solo la scatola del purè, ma poi hanno aperto la cassa in parte…

Un piccolo pensiero di Baggins | 17:59 | commenti (6)

martedì, 06 settembre 2005

Non c’è nulla da fare: odio davvero Brescia.
Ci pensavo oggi mentre attraversavo il centro e riaffioravano solo i ricordi di un’adolescenza cupa e limacciosa. Mi rivedevo ragazzino con il disperato bisogno di cercare, trovare, provare e cambiare me stesso, con il desiderio e la paura di crescere e questa città che mi era già allora così stretta. No, non ho proprio mai amato Brescia e ancora oggi la trovo chiusa, provinciale, bigotta, sfigurata da un’immigrazione selvaggia. Persino la parlata bresciana mi infastidisce e giro per la città con musica a tutto volume conficcata nelle orecchie per non sentire, per estraniarmi. Mi ritrovo così a 15 anni di distanza a sentire lo stesso fastidio, lo stesso disagio… a desiderare di fuggire via. Ma se allora potevo fuggire (e l’ho fatto), oggi non posso. Devo stare qui ed è giusto che io resti fino a quando sarà necessario. Mesi, forse anni. A volte proprio non si può scegliere… ed è in questi momenti che capisci che sei adulto. Inesorabilmente adulto. Perché questa, volente o nolente, è la realtà.

Un piccolo pensiero di Baggins | 17:59 | commenti (8)

lunedì, 05 settembre 2005

Donne alle quali sono assolutamente riconoscente e che mi hanno aiutato a sopravvivere negli ultimi 4 mesi e ½ (e che, ne sono sicuro, mi aiuteranno anche nei mesi a venire):
J. K. Rowling: ho riletto tutti e 6 i libri di Harry Potter usciti fino ad ora uno di seguito all’altro e li trovo geniali…
Kylie Minogue: il mio antidepressivo naturale. Il DVD “Live in Sidney” riesce a mettermi allegria anche nei momenti più cupi. Guarisci presto, piccina!
Carrie, Miranda, Charlotte e Samantha: le meravigliose protagoniste di “Sex and the City” che guardo e riguardo in DVD ridendo ogni volta di gusto.

Silvia: mi ha promesso che quando tornerò a Padova usciremo insieme. Forse non succederà mai, ma la prospettiva è sicuramente incoraggiante e mi fa sorridere… Vecchio single romanticone che non sono altro…

Un piccolo pensiero di Baggins | 18:10 | commenti (5)

sabato, 03 settembre 2005

Il gatto si avvicina con l’inconfondibile atteggiamento del “passavo di qua per caso”, si stiracchia con le zampe anteriori tese in avanti, il bacino alto e la coda dritta (quella che, appunto, nello yoga si chiama “posizione del gatto”. Ho provato ad insegnargli anche la serie di posizioni dette “degli alberi”, ma non c’è stato nulla da fare). Alza il muso, socchiude gli occhi, annusa l’aria con simulata indifferenza e da attore consumato finge di non sapere bene cosa fare. Ciondola un po’ e alla fine si avvicina. Si struscia ed aspetta una risposta. Lo accarezzo. Lui alza la testa, guida la mia mano lì dove vuole essere coccolato, poi si sdraia a pancia in su e accende il fusometro. Stiamo così un po’ a godere l’uno la compagnia dell’altro, a gioire della rispettiva presenza. Qualcuno ha detto che un gatto trasforma il ritorno in una casa vuota nel ritorno a casa. Com’è vero!

Un piccolo pensiero di Baggins | 18:16 | commenti (7)

giovedì, 01 settembre 2005

Sono in ospedale, seduto vicino al letto di mia mamma. Oggi la mamma è stanca: ha fatto quasi un’ora di fisioterapia e le hanno cambiato le medicazioni. Rasserenata dal fatto di sapermi lì accanto a lei si appisola. Io abbasso il volume della TV e cerco qualcosa da leggere. Ho con me solo un inutile ed imbarazzante romanzo di Dan Brown, per altro già finito. Prendo allora una rivista dal mucchio e inizio pigramente a sfogliarla. C’è la Hunziker con un nuovo uomo, ci sono i Beckham che querelano la baby sitter pettegola, ci sono Katia e Ascanio di una non precisata edizione del Grande Fratello in viaggio di nozze, c’è Ashton Kutcher che vuole fare un figlio con Demi Moore (o forse il contrario) e via dicendo. Arrivo così alle pagine di moda: c’è il “diario” di una settimana di sfilate firmato da una certa Michele Hicks che non ho il piacere di conoscere. Sto per liquidarla quando mi cade l’occhio su una frase

«Quando hai troppe cose tra cui scegliere è un inferno. Sono stata tutto il giorno a provare abiti per trovare gli abbinamenti perfetti. Nel mondo della moda i giudizi sono feroci, perciò…»

Mi blocco. «Quando hai troppe cose tra cui scegliere è un inferno» rileggo. Poi poso la rivista e guardo mia mamma che dorme, mia mamma che da 5 mesi è in un letto di ospedale, provata, martoriata, mutilata. Penso alla sua sofferenza, al suo disagio, alle sue lacrime, al suo dolore sempre così contenuto, alla sua accettazione che ha dell’eroico. Penso alla sua vita che non sarà più quella di prima. La guardo e sento una lacrima formarsi, ingrossarsi e quel familiare senso di umido all’angolo più interno dell’occhio. «Quando hai troppe cose tra cui scegliere è un inferno» mi  risuona nella testa. Alzo lo sguardo verso la TV: il TG rimanda le immagini di una New Orleans devastata. «Quando hai troppe cose tra cui scegliere è un inferno».
Non auguro nulla di male alla signorina Michele Hicks, ci mancherebbe, ma mi sento di azzardare che forse non sappia veramente cosa «è un inferno» possa voler dire. E le suggerisco vivamente di riconsiderare e valutare le sue priorità… o quanto meno il suo lessico…

Un piccolo pensiero di Baggins | 18:21 | commenti (5)



Frodo si guardò intorno: rassomigliava proprio a una casa. Molti dei suoi oggetti preferiti o di quelli di Bilbo erano stati ordinati così come erano a Casa Baggins. Il posto era piacevole, comodo e accogliente e Frodo scoprì che avrebbe tanto desiderato installarsi lì sul serio e godere per sempre pace e tranquillità.

Casa Baggins

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