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ADORO la Christmas Card della Vodafone, che mi permette di stare in contato con i miei amici lontani e mi fa sentire un po’ meno solo ed isolato in questo mio esilio bresciano. Un
piccolo pensiero di Baggins
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17:09 |
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domenica, 27 novembre 2005
Che a volte mi chiedo: sono io che ragiono male o nel mondo c’è carenza di logica? Un
piccolo pensiero di Baggins
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17:04 |
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venerdì, 25 novembre 2005
Gentile sindaco di Brescia, Un
piccolo pensiero di Baggins
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17:19 |
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giovedì, 24 novembre 2005
Il gatto di casa, pardon, Sua Maestà IL Gatto ha esigenze ben precise e gusti perfettamente definiti. Il suo veterinario (specializzato in cardiologia, ci tiene a dirlo) ha raccomandato fin da subito di somministrare a Sua Maestà una dieta secca con croccantini di marca. Sì, di marca. Non quelli scrausi che si comprano al supermercato, non quelli proletari da discount, bensì pappe snob da negozio specializzato, quelle specifiche che per capire quale comprare devi prima fare una tac completa al micio e consultare una mappa astrologica per calcolare gli influssi dei pianeti (non scherzo! Esistono confezioni per “gatti tra i 12 mesi e 4 anni di vita con attitudine a stare all’interno e problemi di digestione delle palline di pelo”). Vabbè, noi per Sua Maestà IL Gatto compriamo volentieri le pappe più lussuose e criptiche, anche se spesso mischiamo ai croccantini altri prodotti più plebei (tipo i Friskies… ebbene sì) così che Sua Maestà non si vizi eccessivamente e non si abitui a mangiare solo una cosa. Di solito funziona. O almeno ha funzionato fino all’altra sera quando ho aperto una confezione di croccantini del supermercato, li ho mischiati a quelli già presenti nella ciotola (marca Science Plan for indoor cats) e ho presentato il tutto a Sua Maestà IL Gatto. Non l’avessi mai fatto! Lui ha annusato il contenuto della ciotola, poi mi ha guardato con rimprovero e si è messo a raspare a terra con la zampina (come dire «Cacca! Cacca!»). «Oh bè –gli ho risposto- questo c’è e questo mangi». Ed abbiamo così iniziato un braccio di ferro di 2 giorni durante i quali Sua Maestà si avvicinava alla ciotola, miagolava in modo lamentoso guardandoci con occhi da Bambi (come dire «Guardatemi, sto morendo di fame…») e se ne andava con passo strascicato (come dire «Vedete? A malapena mi reggo sulle zampe…»). Alla fine ho ceduto. Ieri sera ho preso la ciotola e con pazienza certosina, sotto l’attenta sorveglianza di Sua Maestà, mi sono messo a separare i croccantini (facilmente distinguibili in quanto gli Science Plan for indoor cats sono marrone chiaro a forma di triangolino, mentre quelli plebei del supermercato erano scuri a forma di pesciolini). Ci ho messo quasi un’ora, ma alla fine Sua Maestà era visibilmente soddisfatto e si è messo a sgagnare con rumorosa approvazione i suoi croccantini di lusso. Ha vinto lui, ebbene sì. Un
piccolo pensiero di Baggins
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10:10 |
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martedì, 22 novembre 2005
Quando mio papà ha lezione in università, come oggi, faccio io il “turno del mattino” in ospedale, più o meno dalle 8 alle 13:30/14. Arrivo in ospedale, aspetto che arrivino le infermiere a lavare e cambiare la mamma, poi la aiuto a fare colazione, la porto un po’ in giro per il corridoi con la sedia a rotelle, le faccio compagnia, aspettiamo il pranzo e via dicendo. A metà mattina arriva di solito la fisioterapista e io aspetto fuori dalla stanza per non intralciare gli esercizi. Oggi per ingannare il tempo dell’attesa, nell’uscire dalla stanza ho preso con me una rivista dalla pila di riviste che la mamma tiene nel comodino e mi sono messo a sfogliarla pigramente. Pagine di spettegules, ricette, moda, lettere delle lettrici e arrivo così alla pagina di psicologia: “Scopri se la tua è solo stanchezza o un principio di depressione” recita un titolo. Così passo in rassegna le pagine e trovo una serie di domande: “La sera ti capita di addormentarti di colpo per poi svegliarti nel cuore della notte e non riuscire più a prendere sonno?” Accidenti, sì, sempre più spesso. “Provi mai un senso di pesantezza al mattino e di sollievo la sera, quando la giornata sta per finire?” Oh, bè, tutti i giorni! “Quando pensi ai tuoi problemi, ti paiono insormontabili?” Ora come ora non vedo un futuro roseo, certo… “Al risveglio hai mail la sensazione di non avere le energie sufficienti per affrontare la giornata?” Altroché! E via così rispondendo alle varie domande con dei sì, certo che sì, indubbiamente, come no… Fino ad arrivare alle risposte della psicologa. “Se avete risposto in modo positivo a più di metà delle domande, ti consigliamo di rivolgerti ad un esperto, perché la tua non è solo stanchezza, ma un principio di depres” e data la mia tendenza a somatizzare, non avevo finito di leggere la frase che già la rivista volava per aria, io rientravo in stanza e ne uscivo con il mio zaino dal quale estraevo il mio fedelissimo lettore mp3. Musicoterapia preventiva e facciamo finta di nulla, via… Un
piccolo pensiero di Baggins
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14:34 |
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domenica, 20 novembre 2005
Questa sera, uscito dall’ospedale, mi sono diretto verso il centro alla ricerca di un negozio che vendesse tazze: ieri, infatti, dopo la camomilla serale la tazza che mi sono portato da Padova mi è caduta e si è rotta (Stego, se stai leggendo, non trovi che tutto ciò sia un po’ paradossale?). Insomma, attraversando il centro mi sono ritrovato in pieno clima natalizio: tutte le vetrine addobbate, le strade brulicanti di gente festosa e (pre) festiva, luminarie e addobbi dappertutto. E ho sentito una profonda, viscerale repulsione. Un
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17:38 |
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giovedì, 17 novembre 2005
Bene, ho eletto quella che a mio modesto parere è la donna più sexy della TV italiana: Antonella Clerici! Da un po’ di tempo durante l’ora di pranzo sono in ospedale dalla mamma e teniamo la TV accesa su Rai 1 dove, da mezzogiorno alle 13:30, c’è “La prova del cuoco” condotto appunto dalla Clerici. E lei è assolutamente meravigliosa: simpatica, autoironica, solare, amante del buon cibo e del buon bere… e sarà questo, sarà che è morbida e burrosa, ma io la trovo terribilmente sexy. Se esistesse davvero potrei persino innamorarmene… Un
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16:13 |
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lunedì, 14 novembre 2005
L’idea mi è venuta guardando Sex and the City. In un episodio del telefilm le protagoniste parlano del “cassetto delle delizie”, posto più o meno segreto dove ognuna di loro tiene strumenti di sollazzo per quando sono “in compagnia” e generi di conforto per quando sono sole. Naturalmente si parla di preservativi, vibratori, lubrificanti, oli per massaggi e via dicendo… Ma io che sono qui, solo e in una città che non sento mia (e che odio cordialmente), perché non posso avere un “cassetto delle delizie”? “Delizie” in senso letterale, ovviamente! Così da un po’ di tempo ho cominciato a nascondere tra la mia biancheria e tra camicie e maglioni i generi di conforto per la mia solitudine: ogni tipo di cioccolato fondente (con nocciole, speziato, con peperoncino, al sale, alla cannella…), cookies, biscotti farciti e -ultimo, felicissimo acquisto- biscotti tedeschi di panspeziato ricoperti di cioccolato fondente (ricordo dolcissimo della mia infanzia… quando da bambino abitavo a Trento ne ero ghiotto). Ovviamente ho anche qualcosa per le voglie “salate” come Fonzies, Yonkers, Pringles e quegli snak stranissimi che nei ristoranti cinesi chiamano “nuvole di gambero”e che mi fanno impazzire. La sera quando torno dall’ospedale stanco, a volte un po’ demoralizzato, cerco sempre conforto nel mio “cassetto delle delizie” e devo dire che funziona… Un
piccolo pensiero di Baggins
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18:05 |
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sabato, 12 novembre 2005
Me ne arrivo al Penny Market attraverso un nebbione sorprendente, di quelli fitti fitti, densi densi, umidi umidi, di quelli che devi far andare i tergicristalli della Micra perché il parabrezza è bagnato come se stesse piovendo. Insomma, arrivo al Penny Market e noto un unico (e visibilissimo) posto libero nel parcheggio proprio davanti al supermercato. Bene, metto la freccia, prendo la curva larga ed ecco che mi spunta proprio davanti una zingara tarchiata che si sbraccia per indicarmi che lì c’è un posto libero. Di solito qui al Penny c’è un tipo di colore (“negher”, nell’idioma locale) il quale con molta discrezione indica i posti liberi e poi se vuoi dargli qualcosa bene, sennò se ne va con grande dignità. Non pensavo l’avrei mai rimpianto, ma è così. La zingara, infatti, si piazza proprio davanti al posto libero e continua a sbracciarsi. Irritazione, somma irritazione. Le faccio cenno di spostarsi, lei si fa da parte quel poco che basta per permettermi di parcheggiare e si pianta davanti alla portiera. Cerco di far finta di niente e di essere terribilmente lento. Spengo prima le luci, poi i tergicristalli e per ultimo il motore; quindi tolgo l’auricolare del telefonino, lo avvolgo con cura e lo ripongo nel cassettino (cosa che non faccio mai). Estraggo il CD di Kylie “B- sides 2001-2005”, lo metto nella custodia (cosa che non faccio mai), rimuovo la mascherina dell’autoradio e metto anch’essa nella sua custodia (cosa che -inutile dirlo- non faccio mai). Per perdere tempo comincerei pure a pettinarmi, ma mi manca la materia prima... ci manca solo che cominci a sistemarmi le unghie o a pulirmi il naso. Niente da fare, la zingara è ancora lì. Profondo respiro ed apro la portiera. «Per Gesù, Giuseppe, Maria Santissima, l’angelo diddio, tutti i santi dammi una moneta» «Eh?!» (non che non abbia capito, ma sono stordito ed incredulo davanti a questo inatteso sfoggio di pietaggini) «Per Gesù, Giuseppe, Maria Santissima, l’angelo diddio, tutti i santi dammi una moneta» mi ripete lei prontissima. «Non penso proprio!» le faccio io cercando di scivolare fuori dalla Micra. «Dammi una moneta, dai, dai, dammi una moneta, dai…» «Ma proprio no!» rispondo secco mentre a fatica infilo la chiave nella serratura e chiudo la Micra. «Dammi una moneta, dai, una moneta sola, dai» insiste. «Mi serve per il carrello» farfuglio correndo via. Riesco quindi ad entrare al Penny Market e prendo le poche cose che mi servono. Dopo neanche mezzora sono fuori: un’occhiata al parcheggio e vedo che la zingara di prima sta tormentando una nuova vittima. Bene, corro alla Micra, lancio la spesa nel bagagliaio, in un lampo restituisco il carrello, mi ficco i miei 2 euri in tasca e sfreccio di nuovo verso la macchina. Ovviamente mi trovo davanti la zingara.
«Per Gesù, Giuseppe, Maria Santissima, l’angelo diddio, tutti i santi dammi una moneta» «Ma non se ne parla!» «Tu prima detto me che tu davi me moneta» «Non l’ho mai detto!!!» «Sì, tu detto che avere moneta per carrello e poi tu dare me moneta» «No, ho detto solo che mi serviva per il carrello e così è stato» «Dammi una moneta, dai, una moneta sola, dai» «Ma per quale misteriosa ragione dovei darti una moneta?» «Per Gesù, Giuseppe, Maria Santissima, l’angelo…» «Sì, sì, ho capito, ma sul mio ateismo pratico e il mio scetticismo teorico non fai presa, mi dispiace» «Dai, dai, dammi una moneta, dai, dai…» «No! Ho detto di no, lasciami andare» «Dammi una moneta, una moneta sola, dai» «Porc… Vuoi la moneta? La vuoi davvero? Allora tieni, tieni ‘sta maledetta moneta!» Le ficco in mano una moneta da 2 centesimi. Lei resta basita. Io ne approfitto per infilarmi nella Micra e sgommare. Mi piaccio quando sono cattivo. Un
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10:10 |
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giovedì, 10 novembre 2005
Non avere uno stipendio -e quindi disponibilità economica- è ancora più terribile quando ti accorgi che sono usciti i cofanetti della prima stagione di Ally McBeal, delle prime 2 di Scrubs e di Six Feet Under. Non parliamo del reparto videogiochi che cerco di evitare sistematicamente. Un
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08:49 |
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martedì, 08 novembre 2005
Entro in farmacia
«Buongiorno» «Buongiorno a lei. Avrei bisogno di qualcosa per la gola» «Ha preferenze? Sciroppo, compresse?» «Mah, non saprei. Ho sempre un po’ di mal di gola in questa stagione. Di solito prendo le pastiglie Iodosan, anche se non mi fanno un granché» «Posso suggerirle un rimedio alternativo… Lei ha fiducia nella medicina omeopatica?» «Certo! Il mio antipressivo è omeopatico!» «Oh… In effetti esistono degli ottimi antidepressivi omeopatici, dai fiori di Bach a quelli composti da endorfinici naturali… Lei, per esempio, cosa usa?» «Kylie Minogue, più volte al giorno» «…?» «…!» «Ehm… sì, certo. Per la gola prenda questo. Tonsiotren, una compressa al giorno. Tre volte al giorno» Un
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16:17 |
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domenica, 06 novembre 2005
Ieri sera me ne esco dall’ospedale intorno alle 18. Sono lì più o meno da mezzogiorno, come ogni giorno, a fare compagnia alla mamma… Sono stanco e varcata l’uscita dell’ospedale mi accorgo che piove, piove parecchio. Per sventare un rischio di depressione prendo dallo zaino il lettore mp3, mi ficco le cuffie nelle orecchie e cerco nella memoria del lettore qualcosa che possa arrestare sul nascere questo principio di tristezza: trovo Alanis Morissette, Suzanne Vega, i Keane, i Turin Brakes, i Travis… musica splendida, ma troppo intensa, troppo emozionale, troppo fiera nella propria matura tristezza. Ho bisogno di qualcosa di assolutamente leggero, frivolo e privo di appigli emotivi… ed eccolo lì: Spice Girls live @ Earls Court. È l’ultimo concerto delle Spice Girls del dicembre ’99, non è mai stato pubblicato in CD o DVD, ma sono riuscito a procurarmelo frequentando siti amatoriali poco raccomandabili: nei bassifondi di internet si trova proprio di tutto! Va bene, allora, direi che è la cosa migliore. Parte il concerto delle Spice Girls e io inizio a camminare. Le canzoni sono allegre, colorate, piacevolmente prive di qualsiasi contenuto e le “Spice” sono come sempre sguaiate ed improbabili. Passano “Spice up your life”, “Say you’ll be there” e io mi sento già meglio. Poi inizia “2 become 1” e mentre sono sotto ad un semaforo ad aspettare il verde mi soffermo sulle parole della canzone. «I need some love like I’ve never needed love before» canta Emma nel ritornello. Ed è come una secchiata di acqua fredda. Dio, com’è vero! Cosa non darei in questo momento per un abbraccio, per del contatto umano… cosa non darei per un istante di intimità e tenerezza, per affondare tutta la fatica e le lacrime nel calore della nuda condivisione, nella fisicità istintiva che diventa balsamo, anestetico, medicamento. E non importa che subito dopo le Spice Girls attacchino l’accattivante motivetto di “Stop”, la mia mente è ormai lontana, il mio cuore sprofondato in una pozza di tristezza e a me non resta che trascinarmi verso casa e cercare quella tavoletta di fondente al peperoncino che sono sicuro di aver nascosto in qualche cassetto… Un
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08:26 |
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venerdì, 04 novembre 2005
A volte soffro di un'antropofobia talmente forte, ma talmente forte, ma talmente forte che... Un
piccolo pensiero di Baggins
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13:14 |
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martedì, 01 novembre 2005
Da quando sono a Brescia la sera prima di dormire ho preso l’abitudine di chiudere la porta della camera per evitare incursioni del gatto di casa che, altrimenti, sarebbe lì ogni due per tre ad aggiornarmi sugli esaltanti sviluppi della sua intensa vita notturna (cose tipo: «Ho dato la caccia ad un moscerino, ma mi è sfuggito» o «Ho fatto la cacca» o «Ero sul davanzale e ho visto passare un gatto in cortile: quindi non sono l’unico nell’universo»). No, non è proprio il tipo di gatto che ti si acciambella vicino e dorme ronfando soddisfatto. Bene, stamattina mi sono alzato alle 7:30 per fare pipì e ho incrociato mio papà che deve avermi detto qualcosa tipo «Riposa un po’ oggi che è festa, vado io in ospedale dalla mamma. Ci vediamo lì verso l’una» o simili perle di saggezza che ho subito deciso di prendere alla lettera. Me ne torno quindi in camera quando vedo il gatto sfrecciare dentro e nascondersi sotto il letto. Non sono decisamente abbastanza sveglio per iniziare una caccia al felino, così mi tuffo sotto le coperte confidando che il micio sia appagato dall’aver conquistato la mia stanza e si accontenti di questo più che soddisfacente risultato. Ecco, appunto. Dopo circa quattro secondi la bestia salta sul letto e comincia a mordicchiarmi i piedi (come dire: «Svegliati! Svegliati!»). Mi fingo morto sperando che lui ci caschi. Per un attimo mi illudo, quando ecco delle zampate decise sulla testa (come dire: «Svegliati! Svegliati!») seguite pochi istanti dopo da miagolii lamentosi (come dire: «Svegliati! Svegliati!») alternati ad assalti vari alle mani, di nuovo ai piedi, sulla pancia (come dire: «Svegliati! Svegliati!»). Resisto mezzora e alla fine cedo e mi alzo cercando di non ascoltare il me stesso diavoletto che mi suggerisce compiaciuto di far trovare a mio papà per cena un bello stufato di coniglio. Vado in bagno, una rapida doccia, mi vesto, torno in camera e faccio il letto mentre il gatto mi guarda sornione sdraiato sul davanzale. «Allora, bestia, vuoi giocare?» gli chiedo allungando la mano per accarezzarlo. Al ché lui si alza, si stiracchia e se ne va sul divano dove si prepara per un bel riposino voltandomi pure le spalle (come dire: «Desidero non essere disturbato»). Com’era la ricetta dello stufato di coniglio? Un
piccolo pensiero di Baggins
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10:03 |
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