lunedì, 27 febbraio 2006

Nella mia barba, castana tendente al rossiccio, sono apparsi i primi ed evidenti peli bianchi.  Non c’è che dire! Il mio fascino cresce di minuto in minuto!
Guardo fuori dalla finestra e vedo che c’è il sole e piove, un fenomeno curioso. Ricordo che quando ero bambino mia nonna mi diceva che quando piove col sole è perché si pettinano le streghe. Negli anni ho sentito milioni di diverse spiegazioni favolistiche (con streghe e magie) o mistiche (con angeli che ridono o piangono), perché penso che ogni nonna spieghi la cosa secondo una propria variante regionale. A voi cosa diceva la nonna?
C’ho voglia di birra, ma è decisamente troppo presto. Magari stasera. Magari domani che faccio un salto a Padova e per la sera è in programma una rimpatriata nel piccolo pub vicino a casa con Guinness e club sandwich.  Dovrò pure improvvisare un discorso d'addio, una cosa in stile Bilbo Baggins, magari.
Questo è decisamente un post senza senso, senza capo né coda. A volte succede.

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 11:45 | commenti (10)

sabato, 25 febbraio 2006

Finalmente da Ricordi “Body Language LIVE” di Kylie è sceso di prezzo. Oscillava  da mesi tra i 32 e i 28 euri, ora è disponibile a 13,90. Ovviamente l’ho preso al volo. Inutile dire che il concerto è meraviglioso, i contenuti inediti del DVD sono meravigliosi e soprattutto lei, Kylie, è meravigliosa. Vi ho mai detto che la amo?

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 17:33 | commenti (6)

giovedì, 23 febbraio 2006

Ci sono momenti nei quali sono così stanco e così irrimediabilmente triste che vorrei solo sbattere la testa contro il muro nella speranza che si spacchi, si frantumi come un’anguria e io abbia finalmente un po’ di sollievo.

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 16:02 | commenti (15)

martedì, 21 febbraio 2006

Ogni anno, più o meno tra agosto e l’autunno, riprendo in mano “Il Signore degli Anelli” e lo rileggo, ritrovando ogni volta il gusto e il fascino di pagine amiche con le quali e nelle quali sono cresciuto. L’anno scorso, tra una cosa e l’altra, questo appuntamento è saltato e confesso che ne ho sentito la mancanza. Ma ieri ho ritrovato in casa una delle mie copie del libro, non la mia preferita, che è una delle prime edizioni della Rusconi, con una traduzione pessima, ma le pagine meravigliosamente logorate da anni ed anni di lettura, consultazione e rilettura, né la nuova, splendida edizione della Bompiani con le incantevoli illustrazioni di Alan Lee. Queste, insieme al libro in inglese (perché ogni tanto mi piace ripetere l’impresa di leggerlo in lingua originale: è una faticaccia, ma ne vale la pena!) sono a Padova. Quella che ho qui è un’edizione piuttosto inutile della Bompiani, che riproduce pari pari la prima pessima traduzione senza correggere nemmeno gli strafalcioni più clamorosi. Vabbè, non cambia. Avevo voglia di rileggerlo e non sarà certo una brutta versione ad impedirmelo! Così da ieri ho ricominciato ad aggirarmi per la Contea, ho partecipato alla festa di compleanno di Bilbo, ascoltato con Frodo le rivelazioni di Gandalf sull’Anello e ora sono pronto a lasciare Casa Baggins alla volta di Crifosso. Quanto mi è familiare tutto questo!

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 13:34 | commenti (8)

sabato, 18 febbraio 2006

Non so se vi sia mai capitato di trovarvi in un’allegra e simpatica compagnia e di notare una persona che se ne sta in disparte un po’ silenziosa, defilata. Una persona che parla poco, ma quando parla dice cose così sincere da risultare quasi spiazzanti, persino enigmatiche. Una persona che se si ha la fortuna di incontrare al di fuori dell’allegra e un po’ chiassosa compagnia si rivela preziosa, sorprendente.
Ecco, per me Pacifico è così. E i suoi dischi sono piccoli gioielli il cui valore si svela un po’ alla volta, ascolto dopo ascolto. Dischi che magari al primo distratto passaggio sembrano inconsistenti, fragili, che quasi ti strappano uno sbadiglio. Ma poi entrano piano in quello spazio un po’ angusto riservato alle emozioni più sottili, lo spazio del cuore nel quale siamo realmente noi stessi, quello spazio nel quale magari non entriamo volentieri, ma c’è. “Dolci Frutti Tropicali”, l’ultimo album di Pacifico, nelle ultime settimane ha trovato la strada verso quello spazio, ha sentito uno spiffero e l’ha seguito. Ed ora è lì. È un album che parla di cose piccole, minuscole, di sfumature inavvertibili, di gesti così pregni di quotidianità da risultare impercettibili. Un album discreto, quasi sussurrato, che non vuole stupire, ma solo raccontare gli sconvolgenti non avvenimenti del vivere e dell’esistere. Minimalista, ma non manierista; poetico, ma mai intellettualoide; delicato senza essere melenso; ironico ed autoironico; sopra le righe come lo può essere solo un funambolo delle parole. Parole che mi si annidano dentro e nelle quali mi rispecchio, vedendomi ora più bello, ora più fragile, ora semplicemente me stesso («come me che vorrei sempre andar via / ma ad ogni ora si indurisce il pantano / e divento pesante quanto più mi allontano / e quel che lascio mi è sempre vicino»).
E perché un difetto lo devo trovare, va detto che la copertina di “Dolci Frutti Tropicali” proprio non mi piace.

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 13:54 | commenti (5)

giovedì, 16 febbraio 2006

Presa!


Per vederla meglio: qui

Un piccolo pensiero di Baggins | 12:07 | commenti (13)

martedì, 14 febbraio 2006

Il burro cacao che uso in questi giorni profuma proprio di burro. Anzi, di biscotti al burro.
Sono DECISAMENTE da baciare...


Un piccolo pensiero di Baggins | 13:14 | commenti (12)

sabato, 11 febbraio 2006

Così ho incontrato il Daniele, che non vedevo da non so quanti anni. Era forse il mio migliore amico ai tempi del liceo, siamo stati un po’ in contatto quando ho lasciato Brescia, ma poi, come spesso succede, ci siamo persi di vista. E ci siamo incontrati dopo così tanto tempo in una delle vie che percorrevamo insieme 15 anni fa: ci siamo squadrati da lontano, ci siamo riconosciuti e ci siamo fermati a chiacchierare come se fosse la cosa più naturale del mondo, come se lo facessimo quotidianamente, come se non avessimo mai smesso di farlo. È incredibile come lui non sia cambiato, come sia ancora lui, appena appena più adulto di quanto lo ricordassi. Ed è incredibile sapere che in tutto questo tempo, mentre io continuamente cambiavo pelle e vita e vite, lui è sempre rimasto nella stessa casa, ha frequentato gli stessi amici, ha portato a termine gli studi, ha iniziato a lavorare e ora ha una ragazza che forse è quella giusta, il tutto con una linearità sorprendente. Lui è lui, uguale a sé stesso, solo un po’ più grande. Io porto ferite ed ombre alle quali non cerco di dare nome, mi sono perso e ritrovato per perdermi di nuovo, ritrovarmi senza cercarmi, cercarmi senza trovarmi. Io non so chi sono, cosa sono, se non un rimettermi perennemente in gioco, un movimento continuo, tanto incostante quanto incessante, un diagramma irregolare di frequenze e giravolte, calma apparente e poi picchi e voragini aperte sull’esistenza. Giacobbe che lotta con l’angelo per una notte intera, ma il sole non sorge mai e la lotta va avanti e avanti oltre il dolore, oltre il piacere, diventa il vivere, il quotidiano, la notte che è giorno. Familiare e rasserenante inquietudine, serenità nervosa e sospettosa. Ecco ciò che sono. Ma come spiegarlo al Daniele, nei cui occhi chiari c’è la serenità di un vivere ordinato, di un giorno che è giorno, di una notte che è notte, gioia che è gioia, dolore che è dolore. Punto. E perché poi volerlo spiegare? Perché non godere solo di quella confortante linearità, di quel breve istante di ritrovata intimità. Così ci siamo salutati, un abbraccio un po’ goffo perché non siamo più abituati l’uno alla forma dell’altro e l’abbraccio è un’arte che si impara solo con anni ed anni di confidenza e condivisione. Siamo andati ognuno per la propria strada. E non so se si possa chiamare malinconia, ma è un sentimento strano quello che provo avendo rivisto in Daniele ciò che ero e, chissà, che sarei forse potuto essere. Ma non si torna indietro e certe ferite non guariscono mai veramente. Ti lasciano il segno. E ci devi convivere.

Un piccolo pensiero di Baggins | 09:23 | commenti (6)

If I’m hurt let me feel it
if I’m sad let the tears run
if I’m stupid let me be that way
if I’m bad let me be it
if I’m sure let me have my say

I have dread and fear and light and laughter
I know there is an ever after, I’m eager and ready
it only hurts sometimes
I run to the future and jump

Kylie Minogue “Jump” dall’album Impossible Princess, 1997

Un piccolo pensiero di Baggins | 09:20 | commenti

giovedì, 09 febbraio 2006

Visti altri due appartamenti oggi. Non erano male, ma non è scattato il colpo di fulmine per nessuno dei due. Sono fatto male, lo so, ma per me deve scattare qualcosa, una scintilla, un click da qualche parte del cervello all’unisono con un altro click posizionato esattamente alla bocca dello stomaco. È così sia che si tratti di un paio di scarpe, sia che si tratti di un appartamento, o una giacca, una vacanza, un maglione, un’automobile, un CD, una persona. C’è quell’istantaneo innamoramento, che poi si placa subito per trasformarsi in una sensazione più diffusa di placido compiacimento e complicità con me stesso. Un flash di istintiva, emozionale esaltazione che passa nell’istante stesso in cui è arrivato lasciando il posto ad un gorgoglio soddisfatto, alla consapevolezza che il vero godimento deve ancora arrivare, ma è lì a portata di mano. E oggi tutto questo non c’è stato. Nessun flash, nessun click, nessun colpo di fulmine, solo un freddo, arido soppesare i pro e i contro. Nulla di fatto, quindi.
Se sembro una persona così razionale è solo perché rispetto sommamente il mio lato irrazionale.

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 16:45 | commenti (4)

lunedì, 06 febbraio 2006



Un piccolo pensiero di Baggins | 17:32 | commenti (11)

venerdì, 03 febbraio 2006

Come era facilmente prevedibile, la casa vista oggi era al limite dell’impresentabile. Brutta! Brutta davvero! Anni luce dal “luminoso appartamento totalmente ristrutturato in contesto signorile” descritto dall’annuncio.
Certo, passeranno case e case prima di trovarne una decente ed effettivamente rispondente alla descrizione data dall’annuncio.
Passeranno case e case prima di trovarne una che regga il confronto con quel piccolo paradiso in terra che è la mia casa di Padova.
Passeranno case e case prima che si plachi quella voce che dentro di me grida «Non voglio venire a vivere in questa città di merda, cazzo, no! Non voglio! Non voglio! NON VOGLIOOOOOoooooo!!!» e grida, grida sempre più forte, sovrasta il flebile fruscio dei miei pensieri, copre la voce querula della bionda che mi sta illustrando le meraviglie del “luminoso appartamento totalmente ristrutturato in contesto signorile”, copre i rumori della strada su cui il “luminoso appartamento totalmente ristrutturato in contesto signorile” si affaccia, copre lo sbuffare della città e del suo lento serpente di traffico che si avvolge su se stesso in spire sempre più strette, copre il rumore metallico del mondo che gira cigolando su un asse arrugginito, copre la potente, inafferrabile sinfonia dell’universo che respira, si espande e si restringe come immenso polmone sospeso nel nulla.
Un grido che non dà sollievo, ma che col tempo si esaurirà, perché anche il dolore, prima o poi, resta senza voce.

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 17:00 | commenti (10)

mercoledì, 01 febbraio 2006

Si ricomincia. Proprio così. Venerdì vado a vedere un primo appartamento...
Sospirone...
...
Altro sospirone...

Un piccolo pensiero di Baggins | 16:33 | commenti (6)



Frodo si guardò intorno: rassomigliava proprio a una casa. Molti dei suoi oggetti preferiti o di quelli di Bilbo erano stati ordinati così come erano a Casa Baggins. Il posto era piacevole, comodo e accogliente e Frodo scoprì che avrebbe tanto desiderato installarsi lì sul serio e godere per sempre pace e tranquillità.

Casa Baggins

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