venerdì, 31 marzo 2006

La camera d’ospedale di mia mamma è stata nell’ultimo anno (sì, perché tra 15 giorni sarà un anno esatto che lei è in ospedale) un osservatorio privilegiato per sbirciare l’umanità. Ho da sempre questa mania del guardare la gente, mi ricordo che lo facevo già da bambino quando passavo ore su una panchina dei giardini a contemplare gli altri bambini e le loro mamme. Sono affascinato dai comportamenti personali e collettivi: forse per questo sono finito a scegliere un indirizzo di studi antropologico, chissà.
Ma non divaghiamo. La stanza di ospedale di mia mamma, dicevo, è per me la specola da cui contemplare le persone come fossero pianeti, tracciando le orbite dell’individualità di ognuno, scoprendo moti e leggi comuni che appartengono a tutti. Sono in particolare le amiche di mia mamma che, chiusa la porta alle spalle, si sentono a proprio agio e parlano, parlano, parlano, come se io non ci fossi. Si raccontano, si confessano, si aprono e io in un angolo scompaio alla vista, ma osservo, ascolto, annoto interiormente. E una delle cose che mi ha più colpito è notare come il particolare fenomeno del “diventare nonna” porti ad un sorprendente ottenebramento della razionalità. Quando queste eleganti e vivaci signore attaccano a parlare del nipotame, perdono di colpo l’uso della ragione: non c’è più nessun filtro logico, la lucidità lascia spazio ad un parlare concitato spesso accompagnato da un cambio di espressione e di voce (terribile è quando imitano la voce del nipotame ripetendo le parole imparate all’asilo e gli “adorabili strafalcioni dell’infanzia”). Riescono a parlare per ora di pannolini, pappe, rigurgiti, disegni, regalini, sculture fatte con i maccheroni o col pongo, risultati scolastici e sportivi. Il nipotame è sempre perfetto, non ha macchia, non ha difetti, è il vertice della creazione, il punto più alto dell’evoluzione umana. E se due “nonne” si incontrano, sono scintille, perché è inconcepibile che l’altrui nipotame possa essere meglio del proprio. E allora iniziano lotte a colpi di «la maestra del mio dice che è un genio» «le femmine sono più sveglie, e la mia è ancora più sveglia della norma» in un fuoco incrociato di risultati esibiti ed obiettivi raggiunti.
Quando poi le visitatrici vanno via, io e mia mamma ci guardiamo esausti. E se il mio desiderio di trasmettere i miei geni è già da un bel po’ sopito (per non dire morto e sepolto), comincio a vedere che anche il desiderio di mia mamma di essere presto nonna comincia a vacillare. Eh, sì, l’osservazione scientifica porta spesso a voler prendere le distanza dalla realtà osservata. Ma non toglie il gusto del continuare ad osservare, questo è certo!

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 11:11 | commenti (3)

giovedì, 30 marzo 2006

Raccontami una storia, Pew.
Che storia, piccola?
Una a lieto fine.

Non ne troverai una in tutto il mondo.

Nessun lieto fine, dunque?

Nessuna fine.

Da “Il Custode del Faro” di Jeanette Winterson

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 07:38 | commenti (5)

lunedì, 27 marzo 2006

Bene, vita, in riferimento al mio post di martedì 21 marzo, posso dirti solo che sei un po' bastarda. E pure sadica.  E che se tu fossi ancora in garanzia ti restituirei. O quanto meno ti porterei in un centro assistenza. Ma non potendo mi limito ad ordiarti, dato che -ormai è chiaro- tu mi odi.


Un piccolo pensiero di Baggins | 17:00 | commenti (10)

giovedì, 23 marzo 2006

In questa bizzarra primavera di nuvole e sole, di pioggia, vento ed improvvisi sprazzi di azzurro, di freddo e di caldo, di cose che cambiano, domani mattina presto presto salterò sull’ennesimo treno alla volta di Padova. Un incontro di dottorato, una Guinness al Pub con gli amici e, chissà, magari riesco pure a portare avanti il discorso “vendita casa”. Ma è buffo: per la prima volta in un anno non c’ho tanta voglia di tornare a Padova. Si va, comunque, perché l’importante è non fermarsi (e l’assoluta banalità di questa frase a volte può rivelarsi sorprendentemente vera…)

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 10:00 | commenti (9)

martedì, 21 marzo 2006

Cara vita, no, non “caro vita”, proprio “carA vita”, con la ‘a’ finale. Sì, vita mia, sto parlando con te… direi che è ora che ci facciamo un discorsetto noi due, così, senza tanti preamboli, tanto ci si conosciamo, no? Vorrei dire che ci conosciamo da una vita, ma mi pare un gioco di parole fin troppo banale. Ma torniamo a noi. Allora, vita, in quest’ultimo anno non sei stata molto gentile con me. No, non pensare che io sia qui ad accusarti o a recriminare, sai che non sono il tipo. Mi sforzo di credere che tutto abbia un senso, ma devo proprio ammettere che questi mesi sono stati terribilmente duri. Te lo dico con sincerità, a volte temevo di impazzire e ancora oggi ogni tanto la stanchezza mi fa vacillare. Ma, come dicevo, non sono qui ad denunciarti né tanto meno a reclamare, lamentarmi o tutte quelle cose lì. Dico solo che di tiri me ne hai giocati tanti da aprile dell’anno scorso, non sto ad elencarli, e mi pare nonostante tutto di averli affrontati al meglio. Ho incassato quello che c’era da incassare, ho cercato di reagire, di dare il meglio. Insomma, ora che intravedo uno spiraglio di serenità, cosa dici, me lo lasci? Non dico di essermelo meritato, questo lo valuterai tu, ma ne ho davvero, davvero bisogno. Così, vita, se per te non fosse un disturbo, io questa piccola luce me la terrei stretta. Poi vedi tu, a me chiedere non costa nulla. Ma se lo reputerai opportuno, beh, io ti ringrazio in anticipo…

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 10:26 | commenti (10)

sabato, 18 marzo 2006

A volte pulire la memoria del cellulare eliminando gli sms di un passato (recente o remoto che sia) che è davvero passato può essere catartico e liberatorio. Ed è un modo per far spazio al futuro e a nuovi sms che verranno.
Lo so è un post un po’ criptico, ma prendetelo così.

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 10:27 | commenti (10)

venerdì, 17 marzo 2006

Come canta Skye nel suo bellissimo album «Every one is drinking, but me. It’s St Patrick’s day. Drunken people on the streets, faces painted grassy green».
Ebbene sì, è san Patrizio! E quest’anno anche questa festa, che si solito attendo con ansia e festeggio in modo quasi sregolato, passerà senza di me. Vabbè, vestitevi di verde e fatevi una Guinness alla mia salute!
Buon san Patrizio a tutti!

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 07:48 | commenti (7)

mercoledì, 15 marzo 2006

My new best friend
Un piccolo pensiero di Baggins | 09:36 | commenti (13)

domenica, 12 marzo 2006

Sono perfettamente consapevole di avere un’autostima talmente bassa che al confronto la Fossa delle Marianne è una catena montuosa. La natura mi ha assemblato con ciò che le era rimasto e il risultato è effettivamente sconfortante. Pazienza, ci convivo. A volte scherzando dico che sono una pattumiera genetica, avendo ereditato da entrambi gli alberi genealogici ciò che c’era di peggio (alcuni esempi: mia mamma ha splendidi occhi azzurri, mio papà li ha verdi e io color cacca. Ho ereditato la calvizie dal nonno materno, la tendenza ad ingrassare dal nonno paterno, la bassa statura da un ceppo della famiglia di mia mamma e potrei andare avanti così per ore…). Pazienza, dicevo, ci convivo. E l’autoironia mi ha sempre aiutato.
Da qualche tempo, invece, quando mi capita di incontrare la mia immagine nelle vetrine di un negozio o nello specchio di un ascensore, non provo più quel senso di fastidio. Certo, non dico di trovarmi “bello” o chissà cosa, ma mi accetto così, come sono, mi trovo simpatico e quasi mi apprezzo.  “Piacente”, mi pare un termine un po’ forte, ma, ecco, cercate di capirmi. E questo forse dipende dal fatto che mi sono visto riflesso in uno sguardo che era sincero e affettuoso apprezzamento…  e quando la mia mente ha accettato questa incredibile realtà, bè, è scattato un qualcosa. Che sia un principio germinale di autostima? Chissà, staremo a vedere…

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 17:15 | commenti (11)

giovedì, 09 marzo 2006

Ecco, proprio mentre ero in coda in stazione per fare il biglietto del treno per Padova, mi arriva la telefonata che, per motivi che non sto qui a spiegare (brutti motivi, comunque), è saltato il preliminare di vendita della mia casa. E così mi trovo in alto mare, con le scadenze dell’acquisto dell’altra casa incombenti ed impellenti e io che non so dove sbattere la testa.
Probabilmente è la casa di Padova ad essere maledetta. Dovrò trovare 8 amici e andare insieme a cercare un vulcano per buttarcela dentro…

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 14:13 | commenti (6)

mercoledì, 08 marzo 2006

Venerdì preliminare di vendita della mia casa di Padova. Com’è che la parusia non arriva mai quando servirebbe?
Vabbè, per fortuna hanno inventato il Toblerone…

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 16:50 | commenti (5)

lunedì, 06 marzo 2006

Il nuovo fisioterapista di mia mamma è un uomo ed è simpaticissimo. Oggi chiacchierando mi ha confessato che il suo sogno è trasferirsi nelle Orcadi e morire annegando in una botte di whisky. Pensavo di essere l’unico ad avere questo sogno. Ci siamo fatti una bella risata e ci siamo scambiati qualche battuta con marcato accento scozzese.
Se non ricevete più mie notizie è perché sono scappato con costui nelle Orcadi (e se Dio vuole sono pure annegato in una botte di whisky). See ya!

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 17:40 | commenti (12)

sabato, 04 marzo 2006

Ieri abbiamo cambiato di nuovo ospedale e la mamma è entrata nell’ennesima struttura, ormai ho perso il conto (non è vero, dicevo per dire: è l’ottava struttura dal 15 aprile dell’anno scorso). Vabbè, il trasloco di tutte le cose ormai è rodato, anche se stanchezza e stress sono sempre notevoli. Entriamo a “Villa Salutis” al mattino e cominciamo ad ambientarci conoscendo qualche infermiera e qualche suora, informandoci sui vari orari e via dicendo. Tra una cosa e l’altra notiamo che in stanza manca la televisione: dato che alla mamma fa piacere guardarsi qualche tiggì e segue con interesse “Chi vuol essere milionario” salto in macchina e vado a casa a prendere una TV. Torno subito in ospedale, entro, chiamo l’ascensore e aspetto; quando le porte  si aprono esce della cabina un’infermiera del reparto nel quale è ricoverata mia mamma. La corpulenta fanciulla mi si para innanzi e attacca a far conversazione «Ma cosa è successo a sua mamma… ma quando è successo… ma pensa te la vita… ma lei è figlio unico… e chissà quanto è impegnativo… e mia madre veniva dall’Eritrea, mentre mio padre era italiano… ma lo sa che suo padre somiglia tanto al mio…» e così via. Io son lì che reggo la TV e do segni di impazienza. Rispondo a monosillabi e dentro di me grido «Ma ti vuoi spostare e lasciarmi entrare in quel fottuto ascensore!!??!!». Alla fine passa di lì una suora e chiama l’infermiera che è obbligata a muoversi, lasciando libero l’accesso. Ne approfitto, premo il pulsante e salto dentro. E lì capisco subito perché la tipa non voleva farmi entrare nell’ascensore: aveva liberato all’interno della cabina un gas letale, un fetore inimmaginabile, un miasma assassino! L’aria era persino densa… alla faccia della puzzetta! Ho vacillato, mi sono appoggiato alle pareti e ho trattenuto il fiato. Per fortuna erano solo tre piani! Si comincia bene, eh?

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 09:20 | commenti (9)

giovedì, 02 marzo 2006

La vita, eh, che affare bizzarro…

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 15:35 | commenti (5)



Frodo si guardò intorno: rassomigliava proprio a una casa. Molti dei suoi oggetti preferiti o di quelli di Bilbo erano stati ordinati così come erano a Casa Baggins. Il posto era piacevole, comodo e accogliente e Frodo scoprì che avrebbe tanto desiderato installarsi lì sul serio e godere per sempre pace e tranquillità.

Casa Baggins

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