mercoledì, 31 maggio 2006

E così son diventato proprietario di una casa qui a Bresciablanca.
Torno or ora dal rogito. Ricordo quando meno di 2 anni fa feci il rogito di acquisto della casa di Padova: ero al settimo cielo, stordito dall’emozione, non riuscivo nemmeno a verbalizzare, descrivere, delineare l’incontenibile felicità che provavo e che sembrava traboccare e travolgermi. Amavo quella casa e quella città, quella casa IN quella città e mi pareva di vivere in un sogno. Oggi non ritrovo nessuna di quelle emozioni, solo il senso di aver compiuto un dovere: era una cosa che andava fatta, bon, è andata. Sono solo sollevato perché alla fine è andato tutto liscio, senza complicazioni. So che non dovrei proprio lamentarmi: per tanta gente l’acquisto di una casa è un obiettivo irraggiungibile e io son qui a fare i capricci come un bambinetto viziato. Vabbè, un po’ di lutto va fatto ed è giusto, ma poi prometto di reagire.
Intanto penso con gioia al mio tatuaggio, fissato per questo pomeriggio alle 17:30…



Un piccolo pensiero di Baggins | 09:35 | commenti (20)

sabato, 27 maggio 2006

Bello, bello, bello, bello, bello, bello...



e bello, bello, bello, bello, bello, bello...
Che, insomma, quando ho visto Brokeback Mountain non ho pianto, ma con questo una lacrimuccia m'è scappata...
bello, bello, bello, bello, bello, bello!!!


Un piccolo pensiero di Baggins | 16:37 | commenti (18)

mercoledì, 24 maggio 2006

Abitando in una piccola città sapevo che prima o poi ci saremmo incontrati ancora, ma nella mia mente quell’incontro era sempre coreografato, drammatizzato, quasi allestito come atto finale di una rappresentazione teatrale. Soprattutto era lontano nel tempo, in un futuro sfuocato e indefinito. Non ero pronto a vederti stamattina. La tua macchina si accosta alla mia mentre il semaforo diventa rosso, ci fermiamo, ci guardiamo, ci riconosciamo. Riconosco prima la tua macchina blu notte, il colore del cielo che mi salutava quando a tarda sera lasciavo casa tua ubriaco di te, quel cielo che mi pareva luminoso mentre attraversavo la città sentendo ancora su di me i brividi del piacere, di una felicità inesprimibile. Ci guardiamo per un istante che sembra eterno, i miei occhi nei tuoi, quei tuoi occhi così scuri, profondi, espressivi. E mi sorridi con la sincerità che ti contraddistingue. Non mostri imbarazzo né disagio: è un sorriso autentico, sorgivo. Sorrido a mia volta e intanto non distinguo più te, lì nella tua macchina blu notte, dai ricordi di noi. Non c’è distanza, non c’è tempo, ci siamo solo noi due abbracciati, stretti, fusi insieme, ci sono le mie mani, le mie dita che imparano le linee del tuo viso, ci sono le mie labbra che percorrono quelle linee ancora ed ancora, c’è il mio perdermi in te. E le tue labbra, le tue mani che stringono nodi ed intessono la trama di un legame. Le stesse mani che poi lo recidono da un giorno con l’altro lasciandomi privo di qualcosa che fino a poco prima non sapevo di possedere. Io nudo, svuotato e tu lì, nella tua macchina blu notte. Abbassiamo i finestrini «Come stai?» mi chiedi. Come sto? Al di là che ho lasciato il cuore e la mente incagliati tra le pieghe del tuo corpo, che ti penso tutti i giorni, che non sono ancora guarito da te, che sei come un’infezione che lentamente s’è fatta strada in me e ancora oggi, a distanza di quasi 2 mesi, mi sveglia la notte per il male? Come sto a parte che ora vorrei solo gridarti «Lascialo, lascia quell’altro e riproviamo io e te!», che vorrei scendere dalla macchina e stringerti e baciarti e respirare il tuo odore e dimenticare questo non tempo senza te? Come sto? «Bene -rispondo- sono in pieno trasloco». Ci diciamo più cose possibili nel breve tempo che abbiamo, poi il semaforo diventa verde. Non parto, non parti neanche tu. Dietro qualcuno suona. Ingraniamo e ci muoviamo salutandoci «A presto!» «Ci sentiamo» e tutte quelle frasi lì. Con la coda dell’occhio vedo che ti giri a cercare il mio sguardo ancora una volta. Tiro dritto e non mi giro, ho un nodo alla gola che a fatica respiro.
Poi, mentre accosto per mandare uno sms ad un amico che mi può capire e i Pet Shop Boys cantano «and then you smile / and suddenly I know you care / and I’m the only one / for a while», mi chiedo se poche settimane di felicità passata valgano un dolore così vivo, attuale e penetrante.

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 18:08 | commenti (13)

martedì, 23 maggio 2006

Trovandomi stranamente con 2 ore libere, decido di approfittarne per andare a comprare dei jeans. Arrivo nel negozio abituale e cerco i miei soliti Levi’s taglia 36. Non ci sono del colore che desidero, così chiedo aiuto ad una commessa la quale, gentilissima, mi dice di averli in magazzino. «A guardarla direi che potrebbero starle bene anche di una taglia in meno -mi dice la commessa- perché non li prova mentre io scendo a prenderle gli altri?» Bè, penso, in questi mesi sono un po’ dimagrito, provare è gratuito… perché no? Così prendo dei Levi’s taglia 34 e mi chiudo nel camerino. Sono un po’ scettico mentre li infilo, ma poi noto con piacere che mi entrano senza attrito: aderiscono un po’ sulle cosce, ma in vita vanno a meraviglia, si chiudono alla perfezione senza dover nemmeno trattenere il fiato. Dando le spalle allo specchio giro la testa, mi guardo e rimango letteralmente folgorato: come mi stanno bene!!! Novello Narciso mi soffermo sulla forma michelangiolesca del mio sedere fasciato ed esaltato dai jeans taglia 34: sodo, perfetto… abituato ai miei soliti jeans sformati, cadenti, con le tasche slabbrate da portafogli e telefonino non pensavo di possedere tutto quel bendiddio! Incredulo passo una mano sulla tela chiara e su quel capolavoro di forme in denim; mi perdo in un momento di assoluta autostima, mi contemplo e mi celebro. «Come le stanno?» La voce della commessa rompe l’incantesimo e mi riporta alla realtà. «Mi pare bene» rispondo aprendo la tenda del camerino. La commessa abbassa il suo sguardo professionale sui jeans e lì vedo il suo sorriso spegnersi e gli occhi sgranarsi «Ecco -dice con malcelato imbarazzo- forse è meglio qualcosa di un po’ meno fasciante…». Mi giro e mi guardo. Accidenti, è vero! Un qualsiasi slippino da bagno lascerebbe più spazio all’immaginazione! Nei paesi bassi il jeans taglia 34 ha un effetto vagamente osceno e  maliziosamente, ostentatamente pruriginoso. «Sì, forse ha ragione» rispondo con un fil di voce alla commessa mentre retrocedo verso il camerino e mi richiudo dentro. Un ultimo sguardo nello specchio, un sospiro,  poi provo i Levi’s taglia 36: comodi, larghi, un po’ abbondanti. Presi.

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 13:38 | commenti (11)

domenica, 21 maggio 2006

Con la vendita della casa di Padova e il trasloco fissato per il 6 e 7 giugno, inizia quello che sarà un periodo di fuoco. In settimana avrò il rogito per la casa nuova qui a Bresciablanca. La casa è ovviamente da imbiancare, senza contare tutta una serie di lavoretti di ordinaria manutenzione da fare. Ho cominciato a coordinare i vari operai: ieri l’imbianchino (uguale a Bruce Willis, solo con gli occhi azzurri), in settimana il tapparellista e via così. A Padova devo inscatolare tutto in vista del trasloco, fare le volture dei contratti, disdire il telefono ecc. ecc. Il tutto condensato nel fine settimana, dato che ho anche la normale routine casalinga qui a casa dei miei: spese, bucati, stirare, lavare, cucinare (cucinare il doppio quando vado a Padova, così da lasciare tutto pronto per mio papà che a malapena si sa preparare il caffè…). Senza tralasciare i pomeriggi in ospedale con la mamma. E magari ogni tanto respirare.
Per fortuna il 7 giugno non è lontano, perché non so quanto a lungo siano sostenibili questi ritmi. Vabbè, ci tenevo comunque a dirlo, così se in questo periodo mi sentite di meno sapete il perché…

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 10:26 | commenti (10)

venerdì, 19 maggio 2006

Così tra qualche minuto indosserò la mia giacca blu da occasione formale, ma non eccessivamente elegante (per quelle c’è il completo grigio), attraverserò la città che amo, Padova, entrerò nello studio del notaio Pinco Pallino e venderò la mia casa. Come ho già detto da un lato sono sollevato: dovevo vendere e sono riuscito a farlo nei tempi giusti. Dall’altro ho addosso un magone! Anche se sono mesi che metabolizzo il mio distacco da Padova, solo ora mi rendo conto che lo sto facendo davvero. Si chiude un’altra fase della mia vita, i 13 anni più belli, fatti di amicizie, studio, esperienze lavorative e un’assoluta, spensierata, quasi incosciente libertà.
Vabbè… mi aggiro ancora un po’ per questa casa che ormai posso chiamare “mia” solo per poche ore, poi indosserò la giacca blu e via, si va.

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 08:03 | commenti (14)

mercoledì, 17 maggio 2006

OK, OK, la qualità di un prodotto non è direttamente proporzionale alla qualità della sua pubblicità, lo so. Però… Però, ecco, sono da più di 8 anni utente Vodafone (da quando ancora era Omnitel) e in tutto questo tempo non solo ho apprezzato le tariffe, le promozioni, il servizio clienti ecc. ecc. della stessa Vodafone, ma mi compiacevo della pubblicità televisiva o non nella quale campeggiava una burrosa, eccessiva, fumettosa Megan Gale. La Megan Gale, cara, si arrampicava su palazzi, girava per città non identificate e in modo allusivamente surreale ti faceva capire che lei era «tutointornoate». E a me piaceva, la cavallona australiana, ero quasi fiero di essere fruitore della compagnia telefonica da lei sponsorizzata. Malattia mentale, non ho problemi ad ammetterlo.
Il punto è che ora soffro. Non solo la Vodafone ha scelto come colonna sonora dei suoi attuali spot “The final countdown” degli Europe, indubbiamente il gruppo più tamarro degli anni ’80, ma ha preso come testimonial Totti. Totti!!! E tutte le volte che il Totti in questione alla fine dello spot Vodafone biascica «Laiffisnaau», ecco, io penso che se la 3 non avesse come testimonial Claudio Amendola, la Wind Aldo Giovanni e Giacomo e la Tim De Sica, ecco, cambierei compagnia telefonica.
Ridatemi la Megan Gale!

 

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 16:11 | commenti (16)

martedì, 16 maggio 2006

Sono in terrazza a stendere il bucato quando tra le lenzuola che si agitano al vento intravedo un’ombra. Bene, penso, è Gianluca Vialli che mi offre un pacchetto di 3 mesi di Sky! Invece no, è solo la signora dell’ultimo piano.
«Ciao, ciao! Sei tu! Come sta la mami?»

«Mami? Intende l’attrice Hattie McDaniel che proprio nel ruolo di “Mami” in “Via col vento” fu la prima attrice di colore a vincere un oscar? A quanto so è morta nel ‘52»

«No, no, la tua mami! La mammina!»

«Ah, intende mia madre! Come sempre, con qualche piccolo miglioramento che fa ben sperare»

«Benissimo! Benissimo! Mi dico sempre che la devo venire a trovare e prima o poi lo faccio»
«Senza fretta, signora, in fondo sono 13 mesi e un giorno che è in ospedale, c’è tempo»
«Sai com’è, aspetto che stia proprio proprio proprio bene!»
«Guardi, adesso di salute sta bene, stiamo solo aspettando la definitiva risoluzione di alcuni problemi secondari per iniziare la riabilitazione»
«Eh sì, ma io la voglio vedere proprio proprio proprio bene, in gambissima, insomma, quando tutto è a posto»
«Allora la vedrà quando tornerà a casa, dato che quando tutto sarà risolto non avrà più motivo di stare in ospedale»
«Ah, ah, ah, che simpatico che sei! Dai, dai che va tutto bene! E tu ti sei preso un bell’anno di vacanza dal lavoro e ti sei riposato, meglio di così!»
«…»

«Ciao, allora, salutami la mami e il papi, ciao, eh, ciao»

Chissà se a scaraventare la signora giù dalla terrazza, che equivale ad un volo da un onesto sesto piano, sarei riuscito a far passare la cosa per un tragico, deplorevole incidente…

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 08:16 | commenti (20)

domenica, 14 maggio 2006

Non ho mai creduto negli oroscopi. A dirla tutta negli ultimi mesi ho perso la capacità di credere in ciò che non posso vedere, toccare o verificare: credo nella stupidità umana, per esempio, ma ho dei problemi a credere in una volontà superiore o nei polifosfati. Lo so, la cosa fa molto san Tommaso, ne prendo atto. Ma parlavamo di oroscopi. Dunque, qualche giorno fa mi sono imbattuto in un oroscopo che recitava più o meno così (riporto a senso, dato che non parlo oroscopese non conosco i termini tecnici esatti): «Sagittario: negli ultimi mesi Saturno vi ha messo duramente alla prova ostacolandovi in tutto e rendendovi la vita un inferno. Bene, ora Saturno s’è levato dalle balle e per voi inizia un periodo positivo di risultati immediati e grandi soddisfazioni». Ora, devo ammettere che recentemente mi sono sentito piuttosto bene, o quantomeno meglio rispetto a certi abissi di angoscia provati nei mesi scorsi. E intorno a me le cose hanno cominciato a prendere una piega inattesa: la mamma sta meglio e forse potrà riprendere a breve la riabilitazione nella speranza nel giro di qualche mese di poter tornare a casa. Giovedì sono stato a Padova e proprio quando mi ero rassegnato all’idea di non riuscire a vendere casa in tempi utili, mi sono trovato con un preliminare di vendita firmato, un assegno sostanzioso e la data del rogito fissata per fine mese, nei tempi giusti quindi per non acquistare la casa di Brescia come seconda casa (con annessi e connessi di tasse di seconda casa, muto con tassi maggiorati ecc. ecc.). Insieme ho trovato la ditta per il trasloco e l’imbianchino per l’appartamento di Brescia. A completare il quadro, venerdì sera la momentanea riapertura di un ex-file per uno di quei bei momenti di sano, appagante sesso senza complicazioni tra adulti coscienti e consenzienti come non succedeva da tanto tempo.
Ora, io negli oroscopi non ho mai creduto, per me Saturno era solo il sesto pianeta del sistema solare, ma ora qualche scrupolo fideistico mi viene…

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 10:04 | commenti (8)

giovedì, 11 maggio 2006

Guidando oggi alla volta di Padova pensavo che ascoltare “Can’t get you out of my head” di Kylie in macchina renderebbe meglio con la carrozzeria gialla. Posso sempre maneggiare la leva del cambio in modo malizioso come fa lei nel video, certo, ma preferirei avere una macchina con la carrozzeria gialla come la sua nel video, appunto.



La la la, la la la la la…

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 10:02 | commenti (5)

mercoledì, 10 maggio 2006

Ospedale, ieri pomeriggio. La mamma fa il riposino abituale, al risveglio l’aiuto a scendere dal letto, la porto in bagno a pettinarsi, le vado a prendere il tè, guardiamo “Una mamma per amica” in TV e poi, dato che il tempo non è bello, invece della passeggiatina in giardino ci mettiamo a leggere. Lei ha il suo libro di Anne Tyler e io “Le Cronache di Narnia” di C.S. Lewis.
Siamo lì tutti tranquilli quando entra la suora del reparto «Oh, ma come siete bravi che leggete! Io se leggo troppo mi viene male al có (nell’idioma locale có = capo, testa). Ma che librone grosso -dice rivolta a me- che cos’è?» Le mostro la copertina e lei, illuminandosi, esclama: «Le cronache di Maria!!! Un libro sulla Madonna!!!» «No, suora, è “Narnia”, non “Maria”…» «Oh, ma bisognerebbe leggerlo un bel libro della Madonna, perché lei è la nostra mamma del cielo e dobbiamo leggere tutto quello che ha scritto» «Non so, suora, da quanto mi risulta la Madonna non ha scritto nulla, probabilmente era pure analfabeta…» «Bè, allora una bella Ave Maria» conclude lei facendo intendere che non si accettano repliche e andandosene fiera e compiaciuta della propria opera evangelizzatrice. E si è chiusa la porta alle spalle proprio mentre io prendevo la mira per tirarle sul có le 1156 pagine de “Le Cronache di Narnia”. O di Maria, fate voi.

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 10:15 | commenti (14)

martedì, 09 maggio 2006

Oggi l’ho evitato. Per un pelo, ma l’ho evitato.
Non garantisco che la prossima volta che un tredicenne griffatissimo con iPod conficcato nelle orecchie e testa bassa per scrivere uno sms col suo strafighissimo cellulare di futuribile generazione girerà l’angolo infilandosi contromano in bicicletta a tutta velocità in direzione muso-della-mia-Micra, ecco, non so se avrò ancora i riflessi così pronti per evitarlo. Ovviamente il tredicenne in questione non si è accorto di essere stato ad un passo, anzi ad una sterzata da morte certa. 
Per quanto mi riguarda è un peccato che non ci fosse nessuno a fotografarmi mentre con mano tremante mi ricacciavo nel petto il cuore che mi era momentaneamente balzato fuori passando per la gola. Sarebbe stata una foto esplicativa da inserire in qualsiasi enciclopedia alla voce “tachicardia e principio di infarto”.

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 10:03 | commenti (9)

sabato, 06 maggio 2006

OK, le premesse sono un po’ lunghe, ma doverose, abbiate pazienza.
Dunque, qui in Lombardia è molto diffusa l’Esselunga, catena di supermercati che, come tante altre catene simili, ha la propria tessera per la raccolta punti, la “carta Fidaty”. La Fidaty esiste in varie versioni, la più avanzata delle quali è la “oro” che funge anche da carta di credito e permette di pagare la spesa facendola addebitare direttamente sul conto corrente. Inutile dire che il giorno stesso in cui fu attivato il servizio mia mamma fece la Fidaty oro e la utilizzò felicemente per anni. Ora, da qualche mese la Fidaty in questione faceva capricci, alla cassa la dovevano passare più e più volte, attendere l’autorizzazione del server per lunghi, interminabili minuti mentre le massaie in coda dietro di me mi guardavano con odio digrignando i denti, scagliandomi contro la prole e cose simili. Bene, sono andato ad informarmi al servizio clienti e mi hanno spiegato che la dato l’elevato numero di Fidaty hanno dovuto creare diversi data base utilizzati dalla banca ecc. ecc. e, in sintesi, le primissime Fidaty rilasciate hanno effettivamente dei problemi di connessione. Indi mi hanno suggerito di fare una nuova carta. Bene, compilo tutti i moduli, faccio la domiciliazione bancaria, dono del sangue per il riconoscimento del DNA e, finalmente, ho una nuova, fiammante, funzionale Fidaty. L’ultimo punto -e ci siamo quasi- è chiedere il trasferimento dei punti accumulati sulla vecchia Fidaty alla nuova. Per la tal cosa serve una richiesta scritta dell’intestataria della vecchia carta, la fotocopia di un documento d’identità dell’intestataria se la stessa non può presentarsi ad inoltrare la richiesta e, ovviamente, le 2 carte Fidaty, la vecchia che sarà restituita e la nuova. Preparo quindi la richiesta a nome di mia mamma e mi presento al banco Fidaty.
«Buongiorno, devo restituire una carta Fidaty non funzionante e chiedere il trasferimento dei punti sulla mia attuale Fidaty»
«Ah. Sì… ma si può fare questa cosa?»
«Penso di sì, dato che la settimana scorsa una sua collega mi ha assicurato che la cosa è possibile»
«Ah. Quindi…»
«Quindi eccomi qui: questa è la richiesta dell’intestataria della Fidaty in restituzione, questa la fotocopia della carta d’identità e queste le due Fidaty»
«Ah. E  io cosa devo fare?»
«Guardi, penso debba prendere questi documenti ed inoltrarli a non so chi»
«Ah. Non saprei…»
«Una telefonatina ad un suo responsabile per chiedere conferma, magari?»
«Ah. Sì, aspetti… »
(segue telefonata. Poi la tipa si allontana e torna dopo 5 minuti)
«Bene, posso lasciarle i moduli e andare a fare la spesa?»
«Ah. No, cioè, dobbiamo compilare un modulo di richiesta»
«Bene, compiliamo il modulo»
«Ah. Allora, chi è che fa la domanda?»
«Come “chi”? Legga la richiesta che le ho dato! C’è scritto tutto bene in chiaro in Times New Roman corpo 12 giustificato e con interlinea 1,5»
«Ah. La signora... Ma lei non è la signora!»
«Complimenti per il colpo d’occhio! No, la signora è mia madre e dato che è impossibilitata a presentare di persona la richiesta, ho allegato la fotocopia della carta di identità»
«Ah. Ma com’è che qui ci sono 2 cognomi diversi?»
«Perché, sa, la signora è sposata e sul documento di identità c’è il cognome da nubile, mentre la Fidaty l’ha intestata col cognome da sposata»
«Ah. Speriamo sia valido. Dove abita?»
«Legga!!! C’è scritto sia sulla richiesta in Times New Roman ecc. ecc. sia sulla carta d’identità»
«Ah. E mi dice il numero della tessera che restituisce?»
«Le giuro, non lo so a memoria. Colpa mia, è solo un numero identificativo di 14 cifre, dovrei impegnarmi di più. Comunque oltre che essere scritto in rilievo in caratteri argentati sulla carta Fidaty, è scritto pure lì sulla richiesta: è in grassetto e ho usato il tabulatore per metterlo al centro della pagina, così si vede meglio»
«Ah. Sì, e invece il numero dell’altra tessera?»
«Eh, questo invece l’avevo memorizzato, ma ora proprio mi sfugge. Ma se le dovesse cadere l’occhio sulla domanda scritta in Times New Roman ecc. ecc. forse noterà un altro numero identificativo di 14 cifre in grassetto… potrebbe essere quello, dato che per una curiosa coincidenza è preceduto dalla frase “chiedo il trasferimento dei punti accumulati alla tessera numero…”»
«Ah. Sì, e ora devo scrivere il motivo per cui restituisce la tessera»
«Un po’ complicato, nel senso che tempo fa mi hanno spiegato che dato l’alto numero di Fidaty hanno dovuto dividere il data base a cui fa riferimento il… mi segue?»
«Ah…»
«Scriva che si è smagnetizzata… col “gn” e due “z”
»

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 16:58 | commenti (17)

venerdì, 05 maggio 2006

Ah, i rimedi della nonna!
"Contro l’afta non c’è nulla di meglio che un bello sciacquo con acqua e sale!"
Vabbè, pare economico, male non può fare e allora via, prendo un bicchiere, lo riempio per metà d’acqua e aggiungo un cucchiaino di sale. Un piccolo sorso, sciacquo, sciacquo, sciacquo e sputo. Un altro sorso, sciacquo, sciacquo, sciacquo e sputo. Ripeto l’operazione finché il bicchiere non è vuoto e, sì, l’afta c’è ancora, più maledettamente dolorosa di prima. In più penso seriamente che nemmeno una visita alla fabbrica di Willy Wonka mi farà recuperare il gusto del “dolce” e che manco la moglie di Lot nel post Sodoma & Gomorra show si sentiva la bocca così salata.

 

Un piccolo pensiero di Baggins | 16:46 | commenti (6)

giovedì, 04 maggio 2006

E comunque, riagganciandomi al post di ieri, un complimento fa sempre piacere. Ieri pomeriggio, infatti, ero in ospedale come ogni giorno a far compagnia a mia mamma e dato che era una bella giornata, l’ho portata in giardino per prendere un po’ di sole. Sono lì che spingo la sedia a rotelle chiacchierando del più e del meno quando arriva in direzione opposta un’altra carrozzina. L’occupante mi guarda ed indicandomi col dito esclama: «Lù, ma se l’è un bell’om lù lé!» (dall’idioma locale: lui, ma che bell’uomo lui lì!). Ecco. Poco conta che la signora in questione, che ha visto due guerre mondiali, la monarchia e qualcosa come dieci papi, abbia tagliato da un bel po’ il traguardo del suo secondo secolo di vita ed abbia un Alzehimer conclamato e potentissimo.
Poco conta, appunto, un complimento è sempre un complimento…


Un piccolo pensiero di Baggins | 08:37 | commenti (7)

mercoledì, 03 maggio 2006

Zappingando ieri sera nella disperata ricerca di qualcosa di anche lontanamente guardabile in TV, che mica tutte le sere sono come il lunedì che c’è Lost, insomma, sono capitato su Rai 1 nell’ennesima replica di un qualche commissario Montalbano. E lì la domanda che spesso mi pongo: perché Zingaretti, basso, calvo, peloso e leggermente soprappeso è considerato un sex symbol? Riformulo meglio la domanda: perché lui sì e io no? Ho le stesse caratteristiche, anzi, ho persino meno borse sotto gli occhi di lui, però lui è sulle riviste come modello di “bellezza non convenzionale” e “indubbio fascino”, mentre io sono solo uno basso, calvo, peloso e leggermente soprappeso di cui nessuno elogia la non convenzionale bellezza e l’indubbio fascino. Ah, le ingiustizie della vita! Non trovando altre risposte a questa fondamentale domanda, ho lasciato Montalbano a risolvere i suoi casi e mi sono guardato un paio di episodi di  Scrubs in DVD.

P.S. comunque, per voi fan di Zingaretti, sono sempre disponibile per esperienze  al limite del feticismo...


Un piccolo pensiero di Baggins | 07:53 | commenti (9)



Frodo si guardò intorno: rassomigliava proprio a una casa. Molti dei suoi oggetti preferiti o di quelli di Bilbo erano stati ordinati così come erano a Casa Baggins. Il posto era piacevole, comodo e accogliente e Frodo scoprì che avrebbe tanto desiderato installarsi lì sul serio e godere per sempre pace e tranquillità.

Casa Baggins

I miei vicini di casa

» Pensiero Libero
» ranafatata
» Eliseth
» That's life
» Caro D.
» L'orso elettrico
» blurmf
» La ballerina
» Helmut & Khyes
» Odiosa (che invece è tanto cara)
» mev@
» calzino spaiato
» Silviettina
» Pillow
» Il Mignolo col Prof
» Chiarulli @ Londinium
» Marika B
» Smalltown Boy
» Monica Bionda
» Papo
» keroppakerokero
» aletta&kossino
» Gommosa
» I Puffi!

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