giovedì, 29 marzo 2007

Sono davvero, davvero stanco.
Dopo quasi 2 anni di questa vita casalingo ospedaliera sento di aver praticamente esaurito le energie. Ogni cosa mi richiede uno sforzo fisico e mentale inumano. Ogni spesa, ogni bucato, ogni camicia da stirare diventa un atto di violenza contro me stesso. Pulire casa dei miei oggi mi ha sfiancato neanche avessi scalato l’Everest.
Eppure tengo botta: se non ci saranno imprevisti la mamma potrebbe tornare a casa entro un mese. Abbiamo già ordinato il letto e organizzato le modifiche che la agevoleranno nei movimenti in casa. Lei ha voglia di tornare, di riprendere la sua vita, per quanto radicalmente diversa da prima… il suo desiderio e la sua forza di volontà mi motivano a resistere, nonostante la stanchezza, nonostante lo smarrimento che mi prende se penso al mio presente, al mio futuro. Ma per ora cerco di restare concentrato su lei e su mio papà.
Ancora un sforzo, poi il resto si vedrà…


Un piccolo pensiero di Baggins | 20:17 | commenti (20)

lunedì, 26 marzo 2007

Oltre agli innumerevoli vantaggi della testa pelata già elencati in diverse e svariate occasioni, se n'è recentemente aggiunto uno nuovo:
la pura goduria del farsi passare sul testone la crema idratante e farsi massaggiare la cute fino al completo assorbimento della suddetta crema.
Aaaaaaaah, impagabile!!!



Un piccolo pensiero di Baggins | 20:59 | commenti (12)

venerdì, 23 marzo 2007

Uno degli incubi tipici per un miope è perdere gli occhiali. Di solito la sera li appoggio sul comodino, ma a volte mi capita di toglierli prima di andare a letto, di lasciarli da qualche parte in casa e di dover poi vivere il dramma della ricerca mattutina. Come oggi. Tenete conto che essendo miope sono piuttosto orbo, non ancora a livello di aver bisogno di un cane guida, ma sufficientemente per non distinguere con facilità un oggettino esile e sottile come un paio di occhiali poggiati su una qualsiasi superficie.
OK, inizia la caccia: la domanda di partenza è: «cosa ho fatto ieri sera?». Dunque, sicuramente sono stato in cucina, indi torno in cucina e passo in rassegna tavolo, piano cottura, lavandino ché non si sa mai, cestino della frutta dove più volte ho lasciato l’orologio. Niente. Dunque, dopo la cucina… in sala, sì, ho fatto un po’ di zapping! Qui è facile perché essendo cieco non mi è possibile guardare la TV senza occhiali: DEVONO essere sul divano. Passo a tastoni il divano, sposto i cuscini uno ad uno, sollevo con cura il plaid e controllo anche il tavolino vicino. Niente. Sconsolato guardo sul mobiletto svuotatasche dell’ingresso, in camera da letto, in bagno, in studio intorno al computer, sulla scrivania, vicino allo stereo. Niente.
Rassegnato mi metto le lenti a contatto e torno al computer. Lo accendo, mi siedo e mentre Windows carica, mi cade l’occhio a destra, dove c’è l’angolo lettura con la poltroncina Poäng dell’Ikea e il tavolino Mammut porta riviste (sempre Ikea) sul quale da un po’ di tempo abita Carletto, il camaleonte dei Sofficini Findus. E… ecco dove avevo messo i miei occhiali!


i miei occhiali...


 

Un piccolo pensiero di Baggins | 08:40 | commenti (27)

mercoledì, 21 marzo 2007

Sono in macchina e mentre guido ascolto l'album di John Legend che è morbido morbido, rilassato, ruvido quanto basta per non essere melenso, un ciddì che ti scivola addosso come un docciaschiuma quando hai bisogno di relax, piacevole e godurioso, con quel soul un po' ammiccante, quello swing appena accennato qua e là. Sono in macchina, appunto, abbandonato al ritmo tra il reggae e il caraibico di "Slow dance" che viene subito dopo "p.d.a." che mi piace da matti; sono in macchina e guido senza tensione, nel pieno rispetto dei limiti, senza azzardare sorpassi inutili nel traffico urbano. E ad un certo punto un lungo, stridulo suono di clacson si insinua tra me e la voce di John Legend. Guardo nello specchietto e vedo l'autista della Renault dietro di me che mi insulta visibilmente accalorato perché ho osato fermarmi dietro l'autobus che sosta ad una fermata, invece di sfidare l'impenetrabilità dei corpi sfondando la colonna di macchine che procede a passo di bradipo sulla nostra sinistra. L'autobus riparte dopo 20 secondi e il tipo della Renault strombazza ancora il clacson. E io rilassato, disteso, ascoltando John Legend, vedo la mia mano sinistra uscire dall'abitacolo della Micra e pollice, indice, anulare e mignolo abbassarsi stringendosi nel palmo lasciando dritto, teso un  inequivocabile medio. Sento un sorriso soddisfatto farsi largo sul mio viso mentre inizia "Again" con quell'attacco di piano che è come un letto soffice sul quale distendersi.


Un piccolo pensiero di Baggins | 16:46 | commenti (14)

sabato, 17 marzo 2007

Oggi pomeriggio io e Lamiametà ci troviamo in un super mega centro di cose iper tecnologiche e stiamo guardando le videocamere. C’è un sacco di gente e tra il vociare generale, i rumori che vengono da un gioco di corse nella Play Station 3 in prova, i bip bip di computer, portatili e palmari, il volume dei televisori e via dicendo, noi due dobbiamo parlare ad un tono di voce medio alto per sentirci a vicenda. Ad un certo punto io mi blocco...
«Senti?»
«Eh? Cosa devo sentire?»
«È lei!»
«Lei chi?»
«Kylie!!!»
«Ma va là»
«Sì, sì, è lei, senti…»

«Ma non si sente niente! Dai, ce l’hai tu dentro la testa»

«È lei, vieni, segui la voce»
«Ma…»
«Ecco, è da quel reparto laggiù»
«Sei sicuro?»
«Eccola, eccola!»
«Oh, bè, avevi ragione»
«È “I believe in you”, del 2004, dall’album “Ultimate Kylie”»
«Ehm, sì…» 
«And if you ever have to go away, nothing in my world could ever be the same...
»
«Andiamo?»

«Sì… sentila, è Kylie…»

«A volte mi chiedo se tu sia normale…»

«Hai visto che bella foto di Kylie che ho messo come sfondo sul telefonino?»

«Forse no, non sei normale»

«…»
«Cosa c’è adesso»
«Niente, ero solo un po’ commosso. Sai, Kylie…»
«OK, è ufficiale: non sei normale»


Un piccolo pensiero di Baggins | 20:21 | commenti (12)

venerdì, 16 marzo 2007

Primo si sente decisamente a casa e si è messo a suo agio

Primo casual

E oggi io e Primo festeggiamo il compleanno de Lamiametà!
Auguroni!!!



Un piccolo pensiero di Baggins | 09:35 | commenti (9)

martedì, 13 marzo 2007

Non capisco come mai Gatto sia così fifone. Vive perennemente sul chi va là, sobbalza per ogni rumore, per ogni movimento un minimo più veloce del normale. Fugge a zampe levate se mi vede tenere in mano un qualsiasi oggetto, neanche stessi imbracciando un fucile per la caccia al felino. Eppure è qui a casa dei miei da quando era minuscolo e prima era presso una famiglia che lo adorava, tanto che per affidarcelo hanno preteso che noi superassimo tutta una serie di test attitudinali, prove scritte, orali e pratiche, esami di pronto soccorso felino e di traduzione felino-umano e umano-felino. Qui in casa non è mai stato picchiato, calciato, né malmenato in alcun modo: ogni suo desiderio è un ordine e il suo confort viene prima di tutto. Non si vedevano felini così venerati dal tempo dell’antico Egitto, dove, tra l’altro i gatti erano adorati per la loro utilità pratica e non per il solo fatto di esistere come Gatto.
Che i gatti siano un po’ misteriosi si sa, ma temo che Gatto più che misterioso sia semplicemente psicotico. Del resto è anche vero che gli animali domestici prendono il carattere dai loro proprietari e Gatto mi è stato molto vicino in questi due anni...


 

Un piccolo pensiero di Baggins | 16:26 | commenti (16)

sabato, 10 marzo 2007

Bè, è stata una piacevole sorpresa.
Tutto è iniziato quando stamattina mi sono accorto che la promozione Vodafone 50-sms-gratis-al-giorno-dopo-il-primo-inviato che rinnovavo ormai da un anno era tragicamente scaduta. Mi sono connesso al sito Vodafone, ho attivato un’altra promozione 100-sms-gratis-al-giorno-dopo-il-primo-inviato rinnovabile per un altro anno. Ho pagato  scalando gli 8 euro di attivazione dal mio credito, ho inviato un po’ di sms, fatto una breve telefonata ad un amico che mi aveva chiesto di essere aspramente rimproverato per una cosa fatta la sera prima (anche se non c’era nulla da rimproverare, ma questa è un’altra storia) e mi sono accorto di essere rimasto con un credito di 89 centesimi. Così, andando a prendere il pollo al piccolo supermercato vicino a casa dei miei, mi sono fermato al bancomat a fare una ricarica. Introduco la tessera, digito il codice, scelgo l’operatore, inserisco il mio numero di telefono e mi viene data l’opzione sui tagli della ricarica. Faccio 50 euro, come sempre, per ammortizzare gli stupidi costi di ricarica. E… sorpresa! Non ci sono più i costi di ricarica! In effetti la cosa è stata strombazzata ai quattro venti, ma me n’ero proprio dimenticato.
Oh, bè, m’ha fatto piacere.



Un piccolo pensiero di Baggins | 15:24 | commenti (8)

martedì, 06 marzo 2007

All’Autogrill c’è chi acquista i taralli, gli spaghetti aromatizzati al peperoncino, le salsicce calabresi o le provole stagionate da 3 chili. C’è chi prende un Camogli, chi solo un caffè, chi il menù Slurpy per bambini con lo yo-yo del Looney Tunes in omaggio. C’è chi fa incetta di patatine, di biscotti, di bibite, di caramelle o ovetti Kinder nelle più disparate confezioni. C’è chi prende con un po’ di vergogna la confezione incellofanata di “Le Ore”, 3 numeri a 7 euro e chi inspiegabilmente senza vergogna arriva alla cassa con l’ultimo ciddì della Pausini. C’è chi compra gadgets per l’automobile, dalla pelle di daino all’arbre magicque, dalla polverina magica da mettere nel posacenere ad una nuova manopola per la leva del cambio.
Bè, io e Lamiametà in un Autogrill all’altezza di Desenzano stasera abbiamo preso questo:

Primo


L’abbiamo chiamato Primo (la storia del nome è un po’ lunga, magari ve la racconto un’altra volta), ha le corna in vellutino e due occhioni che dicono «Portami a casa con te». Impossibile lasciarlo lì…


Un piccolo pensiero di Baggins | 22:00 | commenti (28)

sabato, 03 marzo 2007

Il sabato è per me il giorno più facile, almeno dal punto di vista culinario. Da qualche anno, infatti, miei genitori avevano preso l’abitudine di pranzare ogni sabato con un pollo allo spiedo preso al piccolo supermercato vicino a casa. E anche se la mamma è in ospedale da quasi due anni, ho conservato questa tradizione: a me viene comodo perché non devo pensare a cosa cucinare, a mio papà piace perché gli rimanda un senso di normalità e di illusoria immutabilità.
Così da quasi due anni ogni sabato alle 11 varco le porte del piccolo supermercato vicino a casa dei miei e ogni sabato incontro le stesse persone.
C’è il giornalaio dell’edicola di piazzetta del mercato con la moglie; tanto grande, grosso e mite lui quanto piccola, nervosa e autoritaria lei.
C’è una signora che somiglia in modo impressionante all’uomo che fuma di X-Files e che è sempre accompagnata dal figlio, un tipo sulla quarantina tiratissimo, ben vestito, ben pettinato, con mani curatissime dalle dita più lunghe che io abbia mai visto. Porta sempre gli occhiali scuri e mi chiedo se lo faccia per look o per una potente congiuntivite. Penso viva ancora con la madre: anche loro al banco gastronomia prendono il pollo e spesso battibeccano su cosa comprare o meno.
Poi ci sono Andrea e Filippo, i due gemellini pestiferi che la madre, ormai un’ombra di sé stessa, richiama in una litania infinita: «Andrea e Filippo non toccate i barattoli, Andrea e Filippo non giocate con la frutta, Andrea e Filippo non spingete i carrelli, Andrea e Filippo chiedete scusa alla signora, Andrea e Filippo attenti a non urtare la gente…». Andrea e Filippo comunque ottengono sempre qualcosa: oggi era un gigantesco sacchetto di patatine a testa.
C’è anche la signora zoppa (sì, so che sarebbe più politicamente corretto dire “claudicante”, ma mi si permetta la scorciatoia linguistica) col marito che è alto alto, magro magro in un loden grigio come la sua faccia e talmente sformato che gli annulla le spalle.
E c’è la donnina minuscola truccata che sembra un Picasso, che indossa una parrucca clamorosa e che alle casse cerca sempre di passarti davanti.
E così, tra incontri, voci, volti,  ogni sabato si perpetua il rito del pollo…



Un piccolo pensiero di Baggins | 15:59 | commenti (14)



Frodo si guardò intorno: rassomigliava proprio a una casa. Molti dei suoi oggetti preferiti o di quelli di Bilbo erano stati ordinati così come erano a Casa Baggins. Il posto era piacevole, comodo e accogliente e Frodo scoprì che avrebbe tanto desiderato installarsi lì sul serio e godere per sempre pace e tranquillità.

Casa Baggins

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