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lunedì, 19 maggio 2008
Sulla porta d'ingresso del condominio in cui abito è apparso un fiocco azzurro. Altri due incoscienti hanno deciso di crogiolarsi nell'illusione di eternità data dalla trasmissione dei propri geni; un altro innocente è stato gettato nell'esistenza senza possibilità di scelta, di appello, senza opzioni. Ma non volevo annoiarvi con riflessioni esistenzialiste sul significato dell'esserci, di queste cose parlerò col fantasma di Heidegger la prossima volta che sarò sufficientemente ubriaco per vederlo. Piuttosto da quando il fiocco di cui sopra è apparso, ogni volta che entrando o uscendo dal palazzo incontro un condomino questo o questa mi sorride ed indicando il fiocco con occhi acquosi ed espressione trasudante melassa mi chiede: «È suo?». OK, è vero, i miei condomini non sanno nulla di me, dato che sono riservato ai limiti della paranoia: saluto sempre tutti con cortesia, tengo aperta la porta quando vedo arrivare qualcuno e più volte ho aiutato qualche vecchina a portare la spesa dall'ingresso fino all'ascensore, ma poi mi faccio i fatti miei e chiusa la porta del mio appartamento, chi s'è visto, s'è visto. Inoltre sono tra i pochi soggetti nel palazzo a non ricordare la conquista dell'Etiopia del '36 o l'elezione di Achille Ratti a Papa col nome di Pio XI il 6 febbraio del '22 e sono quindi ancora in età fertile e riproducibile. Ma, mi chiedo, ho davvero la faccia di uno che ha anche solo la più lontana idea di trasmettere la propria eredità genetica, mettere al mondo un infelice e altre considerazioni di stampo esistenzialiste alle quali accennavo più sopra? Stamattina quando l'ennesima vegliarda mi ha chiesto se fossi io l'orgoglioso procreatore, ho risposto con un «Per carità, signora, mi ci manca solo questa!».
E da domani per dissipare ogni dubbio esibirò una t-shirt con scritto a chiare lettere: Erode is my hero.
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